ANNO 16 n° 275
''Tuscia al 30% delle
sue potenzialitą''
I consigli di Gianni Bastianelli, direttore dell'Enit, agli imprenditori
15/12/2016 - 02:01

di Nicola Savino

VITERBO - A lezione di turismo. Ce n'è davvero bisogno? Sì, e tanto pure. Perché non è affatto scontato che gli ottimi incrementi registrati a Viterbo negli ultimi mesi siano scontati e continuamente crescenti. E perché, allo stesso modo, non è affatto detto che lo straordinario successo di Civita di Bagnoregio debba restare un fenomeno e basta. Si deve crescere, si deve migliorare. ''Quando si diventa polo di attrazione turistica, cresce l'aspettativa. E se è difficile arrivare ad un certo livello, è molto più facile invece scendere giù nella considerazione generale'': parole e musica di Gianni Bastianelli, uno dei massimi esperti italiani del settore e attualmente direttore dell'Agenzia nazionale del turismo, dopo che per anni si è occupato della stessa materia nel Lazio. Se ne parla nell'incontro di fine anno organizzato da Federlazio all'Hotel Salus Terme con la partecipazione anche del sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti e della padrona di casa, l'imprenditrice Tiziana Governatori. Introduce il presidente dell'associazione imprenditoriale Gianni Calisti, modera il giornalista Giorgio Renzetti

Bastianelli non è tipo che la manda a dire: ''La cultura del monoprodotto è ormai superata da molto tempo. Un territorio diventa attraente quando è in grado di raccontare una storia. Non esiste un marchio unico che possa caratterizzare una zona come la Tuscia''. Quindi l'aspetto termale sicuramente, ma a braccetto anche la storia (quella medievale e soprattutto quella legata ai papi e ai concili), i giardini. Con un occhio particolare all'enogastronomia. ''Oggi - sempre lui - è inconcepibile non poter offrire ai visitatori cucina di qualità, piatti tipici e vini di eccellenza che vanno tutti raccontati e spiegati. Altrimenti la delusione è forte. E chi resta deluso, non solo non torna ma soprattutto fa pessima pubblicità''.

''Noi - interviene Tiziana Governatori- siamo riusciti a fare sinergia con l'altra struttura specializzata nel settore, le Terme dei Papi. Mi auguro che questa collaborazione possa realizzarsi anche con gli impianti che verranno. Altrimenti non potremmo mai aspirare a diventare davvero una città termale. Il vero problema che abbiamo davanti oggi è che non sappiamo bene su che cosa puntare per accrescere il numero degli arrivi''. Interrogativo pregnante, Bastianelli non si sottrae e chiarisce ancora meglio i concetti precedenti: ''Bisogna trovare sempre il motivo per indurre le persone ad andare in un posto. Gli eventi certo, ma anche e soprattutto le storie da raccontare. Bisogna essere capaci di suscitare curiosità e interesse. Diversificare l'offerta per poter accontentare le esigenze di tutti. E non deve trattarsi solo di discoteche. Si fa turismo nel tempo libero, durante il quale ci si vuole divertire, oltre che riposare e rilassarsi''.

L'esempio di Civita di Bagnoregio è particolarmente calzante: nel giro di pochi anni gli arrivi sono passati da 80mila a circa 600mila. Un boom che adesso sta toccando Matera. Qual è il segreto? Il direttore dell'Enit non ha dubbi: ''La scintilla per me è stato il pagamento del biglietto di ingresso. Perché questo ha dato valore al brand'. Allarga il discorso il sindaco Bigiotti: ''Ancor prima del ticket (sulla cui introduzione ci furono attriti importanti nella maggioranza e forti resistenze da parte degli operatori commerciali) secondo me furono i festival del cinema e dei motori a dare la prima spinta. Oggi dobbiamo pensare a consolidare questo successo dando maggiori e migliori servizi. Peraltro non c'era alternativa al turismo per la crescita del mio territorio. Una scelta quasi obbligata''.

Consigli? Tanti, sempre a firma Bastianelli: ''Non mi sembra il caso di puntare sugli Etruschi: sono poco attrattivi e non costituiscono un brand. Interessano una nicchia abbastanza limitata. Poco può arrivare anche dai cammini: la Toscana ne fa 30mila all'anno. E non credo nemmeno ai grandi flussi dall'estero. Secondo me bisogna puntare sulla promozione nelle regioni vicine su gente che ci può arrivare in poco tempo e che, se si è trovata bene, ci ritorna facilmente. E poi c'è la Macchina di Santa Rosa da sfruttare sempre, non solo il 3 settembre. Averla portata a Milano all'Expo è stato un successo importante, ma va utilizzata con continuità come marchio della città''. La conclusione di Bastianelli è un autentico inno all'ottimismo: ''La Tuscia oggi è al 30% delle sue potenzialità''. Facile immaginare quanto si può (e si deve) lavorare per migliorare.






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