

Sarai Sierra, mamma di 33 anni, turista americana, è stata assassinata a Istanbul. Un delitto brutale che ha suscitato sospetti, teorie cospirative e molta emozione. Un caso di cronaca nera nel quale, oltre alla polizia turca, è entrata nelle ultime ore l’FBI. Sarai, sposata, madre di due bambini, parte da New York il 7 gennaio per Istanbul. Con lei doveva esserci un’amica che tuttavia rinuncia all’ultimo istante per ragioni di budget. Dunque la donna viaggia da sola e, una volta nella città turca, prende una stanza in un ostello. È appassionata di fotografia, va alla ricerca di immagini suggestive – e di graffiti - che poi posta su Instagram. Il 15, per motivi non ancora chiariti, prende un aereo per raggiungere Amsterdam, il giorno dopo è a Monaco di Baviera, il 19 è di ritorno in Turchia. Durante la vacanza si mantiene in contatto con il marito e, in apparenza, non segnala alcun problema. Il 22 i suoi familiari aspettano il rientro a New York ma Sarai non arriva. È allora che scatta l’allarme.
IMMAGINI - La polizia turca crea uno speciale team, controlla le immagini delle migliaia di tv a circuito chiuso che sorvegliano Istanbul. Sarai viene ripresa in un centro commerciale, poi in una strada. Le indagini accertano anche che la turista ha conosciuto su Internet un cittadino turco. Gli agenti lo rintracciano e lui ammette di averla incontrata almeno due volte. Era in programma un appuntamento il 21 vicino al ponte di Galata ma sembra che il meeting sia saltato. Sarai non si trova ma emergono degli indizi. Telefonici. Il 30 qualcuno fa una chiamata Skype con il cellulare della donna, il 31 l’apparato è attivato di nuovo. Le ricerche dell’americana si concludono in modo tragico il 2, quando una segnalazione fa ritrovare il corpo dietro le vecchie mura della città, non lontano dal ponte di Galata. Sarai presenta una ferita all’addome e il segno di un colpo alla testa. Letale.
SOLO IPOTESI - Nessuno ha toccato collanina e gli anelli che portava. I documenti ed altri effetti personali sono recuperati all’ostello, mancano solo l’Ipad e uno smart phone. Sotto pressione, la polizia effettua una retata e ferma 21 persone, tutte sottoposte al test del Dna. Forse Sarai ha lottato con l’aggressore e sono rimaste “tracce” sotto le unghie. La storia esplode sui media turchi che disegnano scenari intriganti. C’è chi ipotizza che la donna possa essere una spia, sottolinea gli strani spostamenti verso l’Europa e la coincidenza dell’attentato all’ambasciata Usa. Altri suggeriscono: era una sorta di corriere. Oppure, più semplicemente, ha visto qualcosa che non doveva vedere e l’hanno eliminata. Un quotidiano scrive che ha speso 15 mila dollari. Il marito, che intanto è arrivato a Istanbul, nega su tutta la linea: «Le avevo dovuto mandare 500 dollari perché aveva pochi soldi e la tappa a Amsterdam era per vedere dei graffiti». Poi aggiunge che questo non solo era il suo primo viaggio fuori dagli Stati Uniti ma anche la prima volta che lasciava New York. Le fonti ufficiali smentiscono le ricostruzioni fantasiose ma questo non basta a placare le voci. Che ripartono. Sorprende che una donna, poco pratica di viaggi e con due bimbi a casa, sia andata da sola in Turchia. Ci si chiede se il marito fosse a conoscenza dei contatti della moglie con degli sconosciuti. A Istanbul e ad Amsterdam. Solo la polizia e l’Fbi possono mettere fine alle speculazioni trovando i colpevoli per l’uccisione di una giovane madre.
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