ANNO 16 n° 273
Turismo, meno stranieri in vacanza nella Tuscia
Continuano a calare presenze e fatturati, imprese del settore in ginocchio
03/07/2014 - 00:00

di Flavia Ludovisi

VITERBO – Se le vacanze di Pasqua e i ponti successivi avevano fatto ben sperare gli operatori turistici, oggi quei segnali positivi si sono già dissolti. A stagione estiva già inoltrata infatti i dati forniti dal responsabile regionale per il turismo della Confesercenti Vincenzo Peparello sono tutt’altro che rassicuranti. Il nemico numero uno? Sempre e solo questa maledetta crisi. Insieme al reddito cala anche la permanenza nei luoghi di villeggiatura, e di conseguenza i fatturati delle imprese. ''Negli ultimi anni i fatturati sono calati dell’11%. La colpa, però, non è degli esercenti e dei prezzi troppo alti, il problema è alla radice, a livello nazionale, come l’aumento dei costi, tasse, iva e benzina. Viene da sé che, rispetto agli altri paesi, siamo meno competitivi e anche gli stranieri, che costituiscono una fetta di mercato imponente, rinunciano''.

Già, gli stranieri. Quelli che una volta erano l’arma vincente delle nostre strutture ricettive, soprattutto nel comprensorio del lago di Bolsena, oggi sono diminuiti in maniera impressionante. ''Rispetto al 2013 – continua Peparello – si sta registrando un forte calo di presenze, soprattutto di tedeschi. Ma non per i costi in sé delle strutture, i prezzi del campeggio sono ancora accessibili, piuttosto per le spese di viaggio, in primis la benzina. Le famiglie tedesche soggiornavano nella Tuscia almeno 4 settimane, oggi sono costrette a cambiare destinazione perché non . Non basta più uno stipendio medio per sostenere il viaggio e poi la permanenza. Vero è, però, che stanno aumentando turisti olandesi e inglesi e questo è un bel segnale, anche se serve una scossa''.

Nel Lazio il 73% dei turisti, stranieri e non, arriva in auto ed è costretto ad affrontare costi che poi si riflettono sul budget a disposizione per le ferie. Ammesso poi che le vacanze siano contemplate nel budget. ''E' calato vertiginosamente il numero di italiani che vanno in villeggiatura. Da un’ultima indagine condotta da Confesercenti è emerso che nel 2014 addirittura il 65% dei pensionati rimarrà a casa. Un dato allarmante che fa riflettere e che conferma la fine del turismo di massa''.

Chi invece alle ferie proprio non vuole rinunciare si adegua. Addio alle prenotazioni a lungo termine e addio a due settimane di fila al mare o in montagna. Oggi si parte all’ultimo momento e per pochi giorni, al massimo un weekend. ''Nel giro di una ventina d’anni si è ribaltato il mercato del turismo – continua Peparello - e non è cambiato solo il tipo di vacanza, ma anche le abitudini e i modi di consumare. Prima si facevano sette, otto vacanze l’anno, ponti compresi, oggi c’è la cosiddetta monovacanza e prima di muoversi guai a non studiare le previsioni meteo per azzeccare il momento giusto per godersi i pochissimi giorni da trascorrere fuori''.

Questo si chiama turismo di prossimità, conosciuto anche come turismo ''mordi e fuggi''. Un solo fine settimana fuori è già un lusso per la maggior parte delle persone. E risollevare le sorti del turismo con queste prospettive è un’utopia per il responsabile di Confesercenti, anche perché ''viene meno anche la possibilità di fidelizzare il cliente, invogliarlo a tornare, magari puntando sull’enogastronomia o sugli eventi''. Risparmiare è la parola d’ordine, anche sui consumi . ''Le gite della domenica non sono più quelle di una volta, i ristoranti e i bar sono deserti, si pranza al sacco. E pensare che prima il pic nic si faceva per moda, ora invece è diventato obbligatorio per ridurre al minimo le spese''.

La flessione mette ovviamente in seria difficoltà le imprese turistiche del territorio. Gli arrivi e le permanenze dei turisti contano poco rispetto al fatturato. O meglio, più arrivi non significano più entrate, si soggiorna per meno tempo quindi si spende di meno. Dov’è allora la soluzione per risollevare il mercato turistico? ''Per tornare ad essere un Paese competitivo - conclude - si devono abbassare i costi di gestione, non c’è altra via d’uscita. Le imprese investono tutti i giorni, non solo nel periodo estivo, ci vuole ottimismo, fiducia, d’accordo, ma anche un aiuto concreto per far rifiorire questo mercato fermo da troppi anni ormai. Ecco perché come organizzazione stiamo mettendo a punto un programma fatto di proposte intelligenti e incentivi per tornare a ripopolare le aree d’eccellenza della nostra zona. Stiamo studiando pacchetti di viaggio per abbattere i costi, in modo che anche gli stranieri tornino a trascorrere le vacanze qui da noi''.

C’è urgenza, insomma, di interventi rapidi e mirati. Per i dati precisi sull’andamento del turismo bisognerà attendere la fine della stagione, tuttavia, e questo è chiaro, le previsioni sono tutt'altro che rosee.






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