

Benzina alle stelle, rincari da record: la media nazionale si attesta a 1,90-1,91 euro al litro, con punte di 1,99 euro. Ma a Roma, tanto per complicare ancora le cose, un distributore su due risulta irregolare. È quanto emerge dai controlli effettuati da inizio anno dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Su 200 ispezioni il 47% degli impianti controllati risulta anomalo. Le violazioni riguardano la mancata corrispondenza tra prezzi esposti e prezzi alla colonnina e l’alterazione degli apparecchi di erogazione.
«Tutto avveniva grazie anche alla connivenza di due tecnici che manomettevano i distributori taroccando i litri di benzina venduti e smerciandone una quantità considerevole in nero», spiegano i finanzieri. La truffa da oltre 200 mila euro potrebbe però essere solo la punta di un iceberg che vede per il momento la denuncia di otto persone, sei gestori di distributori nella Capitale e due tecnici. Per loro le ipotesi di reato sono uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta, frode nell’esercizio del commercio ed appropriazione indebita.
L’operazione, denominata Black Fuel, rientra nell’ambito di una più vasta campagna di controlli nei confronti dei benzinai, sempre più sotto osservazione in seguito ai numerosi rincari degli ultimi mesi. Molti sono i casi che riguardano la mancata corrispondenza del prezzo esposto e quello effettivo all’erogazione. Ma tante sono anche le irregolarità amministrative, come quelle messe in piedi da alcuni gestori della Capitale e che ha come perno l’operato di due tecnici per la manutenzione delle colonnine (fanno capo alla Camera di commercio). Erano loro, su diretta richiesta dei gestori, a manomettere gli impianti di erogazione. È stato proprio attraverso l’analisi dei tabulati telefonici dei due che gli agenti della Finanza sono riusciti a risalire alla rete di gestori che chiedevano direttamente il loro intervento, senza rispettare quanto previsto dalla legge che impone di contattare uno specifico consorzio per eventuali interventi di manutenzione.
«Il contrasto all’evasione delle accise o delle imposte sui prodotti energetici come la benzina - spiega il comandante del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle, Virgilio Pomponi - riveste un’importanza determinante per il bilancio dello Stato, per la tutela degli operatori onesti e dei consumatori». L’inchiesta Black Fuel è entrata nel vivo a fine 2010 dopo l’osservazione di un distributore sul Grande Raccordo Anulare che aveva una colonnina con la scritta fuori servizio. Nonostante l’avviso, però, i dipendenti indirizzavano alcuni automobilisti verso l’impianto, assicurandosi che fossero disposti a pagare in contanti, per evitare la tracciabilità dell’operazione tramite carte di credito o bancomat.
«Durante l’ispezione - precisa il tenente colonnello, Massimiliano Giua - sono state riscontrate diverse anomalie tra la quantità di benzina venduta e quella rimanente nei serbatoi». Discrepanze dovute all’intervento dei due tecnici che avevano il compito di manomettere i sigilli delle pompe di benzina e portare indietro il numeratore dei litri venduti. Un sistema che ha consentito alle Fiamme gialle di controllare a tappeto i distributori non solo di Roma, ma di tutte le province laziali. Le ispezioni condotte su 75 impianti hanno portato al sequestro di 22 colonnine e 52 pistole erogatrici, per un totale di 110 mila litri di carburante evasi, pari ad un valore di oltre 200 mila euro. Questa truffa ha tenuto impegnati gli investigatori oltre un anno ma ora potrebbe portare alla luce altri tentativi di evasione. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria stanno continuando a tenere d’occhio distributori e gestori, al fine di smantellare una rete che, ammettono gli stessi finanzieri «potrebbe essere molto più ampia».
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