

CAPRANICA - La traduzione di una versione di greco su un foglio di carta un po' ingiallito dal tempo. Il titolo, la firma dello studente, il giudizio del professore scritto a matita blu dopo averla corretta. Un comune compito in classe di quelli che terrorizzano gli alunni in ogni liceo, verrebbe da pensare. E invece no.
Quel pezzo di carta risale addirittura al 1880 e l'insegnante al quale è indirizzato è ''L’ill.mo Sig. Prof. Giosuè Carducci''. A scriverlo è un rispettosissimo Giovanni Pascoli, all'epoca appena venticinquenne. Nell'intestazione si legge''Terzo lavoro per la scuola di magistero, anno scolastico 1880-81''.
Lo straordinario rapporto di stima e affetto tra i due poeti era nato tra i banchi dell'università di Bologna, dove Carducci era professore da vent'anni. Un docente severo, rigido, capace però di legarsi ai suoi studenti più meritevoli. Tra cui, appunto, Giovanni Pascoli. A ritrovare questo vecchio foglio dal grandissimo valore storico è stato Alessandro Anniballi, professore di musica e maestro di coro a Capranica, che ha deciso di condividere su Facebook la sua scoperta con tanto di immagine, un ''dono fotografico di questo bell’inedito''.
A raccontare la storia del ritrovamento del prezioso manufatto è stato lo stesso Anniballi sulle pagine del quotidiano nazionale La Stampa: ''Un’amica mi chiamò per informarmi che un famoso docente universitario si era spento lasciando la sua ricchissima biblioteca alla mercé di qualche rigattiere. La figlia del professor R. mi fece accomodare in casa dicendomi di non avere alcun interesse a tenere questo patrimonio. Prendi tutto quello che vuoi, disse''.
In quell'abitazione c'erano testi ovunque, tutti catalogati con precisione, alcuni con dediche da parte dell'autore. Anniballi ne prende alcuni, gli altri saranno ceduti in blocco. Tra quelli finiti nelle mani del professore viterbese c'è ''Traduzioni, e riduzioni di Giovanni Pascoli raccolte e riordinate da Maria Pascoli'', pubblicato nel 1923.
''Non capii subito l’importanza del libro su Pascoli - prosegue Anniballi - me ne resi conto qualche tempo dopo sfogliandolo. Stavo leggendo le sue traduzioni, che amo per la loro straordinaria capacità di rendere la musicalità del testo poetico. Verso la metà del libro mi rendo conto che ci sono alcuni fogli di carta più spessa. Erano cuciti alle altre pagine. Toccandoli si sentiva la vergatura della penna stilografica''.
Scopre così la traduzione dal greco della ''Batracomiomachia'' fatta dal giovane alunno Pascoli, terzo compito del corso di greco tenuto dal professor Carducci a Bologna. Gli esperti non hanno avuto dubbi: quel testo è autentico. All'inizio del compito, Pascoli scrive in una breve introduzione i criteri seguiti, rammaricandosi per aver prodotto dei ''versi non classici e ahimè nemmeno nostrani''.
Giosuè Carducci, evidentemente, la pensava in altra maniera, visto il giudizio più che positivo scritto a matita blu alla fine del foglio. Considerando che lo stesso Pascoli gli sarebbe succeduto venticinque anni dopo come docente nell'ateneo bolognese, dopo una laurea conseguita col massimo dei voti, forse non aveva avuto tutti i torti.