

E' risultato svitato il tubo della caldaia dell'ufficio dell'azienda di Gambara (Brescia) in cui è stata trovata morta Marilia Rodrigues Silva Martins, 29 anni, brasiliana. Accanto al corpo, a quanto si è saputo, vi era alche una bottiglia di acido. Aspetti questi che sono al vaglio di inquirenti e carabinieri per chiarire la tragedia e capire se la donna sia stata uccisa, si sia trattato di un incidente oppure si sia suicidata. Se la donna abbia ingerito l'acido sarà uno dei quesiti dell'autopsia che si svolgerà domani.
Resta per ora un mistero la morte di Marilia Rodrigues Silva Martins. Così come rimane senza risposta certa la lunga serie di interrogativi che riguardano la vita e le frequentazioni della 29enne brasiliana, trovata senza vita venerdì, riversa sul pavimento dell'ufficio dove lavorava da qualche mese a Gambara, nel Bresciano. In una posizione e con ferite che un malore o una semplice caduta non basterebbero a giustificare. Cosa può aver provocato le lesioni sulla fronte e sulla nuca della ragazza, se la fuga di gas nell'ufficio abbia concorso alla sua morte, lo dirà l'autopsia disposta dal pm Ambrogio Cassiani, in programma lunedì. Esame che potrà confermare o smentire anche una voce che si fa sempre più insistente: e cioè che Marilia fosse incinta. L'ipotesi di reato su cui si lavora in procura è omicidio, ma per ora non ci sono indagati. I carabinieri in queste ore stanno continuando le loro attività per ricostruire la vita della ragazza fino ai suoi ultimi istanti, collocati nella serata di giovedì. Sono state sentite tutte le persone che fanno parte della sua cerchia: conoscenti e il fidanzato.
Nel' 90 caso Cesaroni Fu uccisa sul posto lavoro, ancora nessun colpevole - Due donne, entrambe morte nel mese di agosto, entrambe in ufficio ed entrambe assassinate, anche se nel caso della brasiliana l'ultima parola spetterà all'autopsia in programma per lunedì. Sono diverse le analogie tra la morte della brasiliana Marilia Rodrigues Silva Martins, il cui corpo senza vita è stato trovato nella serata dello scorso venerdì nell'ufficio dove la donna lavorava a Gambara (Brescia), e quella di Simonetta Cesaroni, un omicidio ancora senza autore e divenuto uno dei misteri irrisolti degli ultimi 30 anni. Era il 7 agosto 1990 quando Simonetta Cesaroni, 21 anni, fu trovata massacrata con 29 coltellate nell'ufficio dell' Associazione degli Ostelli della gioventù in via Poma, a Roma, dove lavorava. Il cadavere della ragazza fu trovato dalla sorella Paola. Simonetta era nuda sul pavimento completamente insanguinata, ma non aveva subito violenza sessuale. Per l'omicidio venne fermato Pietrino Vanacore, uno dei portieri dello stabile di via Poma, che sarà scarcerato il 30 agosto e non più rinviato a giudizio. Morirà suicida nel 2010. Nel 2007 emerse che il dna trovato sugli indumenti di Simonetta era dell'ex fidanzato Raniero Busco che venne quindi iscritto dalla procura di Roma sul registro degli indagati per omicidio volontario. Nel 2011 Busco venne condannato a 24 anni di carcere. Nel 2012 una nuova perizia disposta dalla Corte d'Appello sembrò demolire le certezze degli esperti dell'accusa nel processo di primo grado. Le tracce sul corpetto di Simonetta erano sì di Busco, ma anche di altri due uomini da identificare. Il 27 aprile 2012 Busco viene assolto in appello 'per non aver commesso il fatto'. E anche se il sostituto procuratore generale Alberto Cozzella ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di assoluzione di Busco, il delitto Cesaroni a tutt'oggi resta senza colpevoli
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