ANNO 16 n° 9
Tredicenne morto sotto la finestra di casa, aperta un’indagine per istigazione al suicidio
La Procura indaga a 360 gradi: sequestrato il cellulare, interrogatori a scuola. Comunità sotto shock
09/01/2026 - 12:26

VITERBO – Un’intera città sotto shock per la morte del tredicenne trovato senza vita sotto la finestra della sua abitazione nel quartiere Paradiso. La Procura di Viterbo ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti. Un atto dovuto, spiegano gli investigatori, per consentire accertamenti completi e approfonditi, non perché vi siano allo stato elementi concreti che indichino il coinvolgimento di terze persone.

Il procedimento è coordinato dal pm Michele Adragna. L’ipotesi del gesto volontario appare al momento quella più accreditata, ma le indagini della squadra mobile restano aperte a trecentosessanta gradi. L’obiettivo è duplice: ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e comprendere cosa possa aver spinto un ragazzino così giovane a compiere un gesto estremo, anche in un’ottica di prevenzione futura.

Tra le piste al vaglio degli inquirenti vi sono anche eventuali difficoltà legate al rientro a scuola dopo la pausa natalizia, previsto proprio poche ore dopo la tragedia. Nei prossimi giorni gli investigatori entreranno nell’istituto frequentato dal ragazzo per ascoltare insegnanti, compagni di classe e amici.

La dirigente scolastica dell’Egidi, Monica Cavalletti, ha dichiarato: “Siamo tutti profondamente scossi. È stato un fulmine a ciel sereno. Il ragazzo partecipava attivamente alla vita della scuola”. Nella giornata dell’8 gennaio, docenti e personale hanno affrontato il tema in classe, invitando gli studenti a parlare e a confidarsi in caso di difficoltà.

Gli investigatori hanno sequestrato il cellulare del 13enne, che verrà analizzato da un perito informatico nominato dalla Procura. Disposta anche l’autopsia, affidata al medico legale Giuseppe Delogu dell’Università La Sapienza di Roma, per chiarire cause, tempi del decesso e dinamica dell’accaduto.

Dai primi riscontri sembrerebbe che il ragazzo si sia seduto sul davanzale della finestra prima di lasciarsi cadere dal terzo piano, per un volo di oltre dieci metri. Un elemento che spiegherebbe perché il corpo sia stato rinvenuto a qualche metro di distanza dall’edificio.

Il giovane, di origine ucraina, frequentava la seconda media. Era arrivato a Viterbo con la madre dopo l’inizio della guerra e si era inserito rapidamente sia a scuola sia nella vita cittadina. Amava lo sport, praticava atletica e pallavolo, ottenendo anche buoni risultati.

Commosso il messaggio della società Volley Life: “Abbiamo perso uno dei nostri, ma sarà per sempre parte della nostra famiglia”. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo riservato, ma benvoluto, con una sua cerchia di amici. Una sua insegnante lo ricorda come “un bravissimo ragazzo”.

Il dramma si è consumato nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, intorno alle 3.30, in via Palmanova. A trovare il corpo è stata la madre, che avrebbe notato la finestra del bagno aperta e, affacciandosi, il figlio a terra. Secondo quanto riferito agli inquirenti, nelle ore precedenti il ragazzo avrebbe utilizzato a lungo il tablet.

Sulla vicenda è intervenuta anche Monica Sansoni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, parlando di “un evento drammatico che scuote profondamente le coscienze”. Sansoni ha annunciato che acquisirà informazioni sul caso per comprendere se vi fossero situazioni di fragilità, disagio emotivo o eventuali episodi di bullismo.

“Il solo sospetto che dietro una morte così prematura possa esserci una sofferenza non intercettata – ha sottolineato – impone una riflessione profonda. Nessun ragazzo deve sentirsi solo o senza vie d’uscita. È un dovere collettivo trasformare il dolore in impegno concreto”.






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