



Guarda qui lo spot: https://www.youtube.com/watch?v=4sN_sLTj1JE
VITERBO - Una pubblicità che odora di throwback, sia nella delicata impostazione tematica, sia negli sviluppi in cui si esaurisce: una donna, probabilmente innamorata del suo uomo, retrocede rispetto al biscotto preferito e lo dona al suo compagno, bisognoso di questa coccola.
In fondo, Tre Marie è un marchio storico e da anni orgoglioso di promuovere la tenerezza, il conflitto sanato, la compassione disinteressata: il suo claim di riconoscimento è, anche in questo esperimento socio-comunicativo, “Dolci gesti gentili”. Mica “Bei vestiti nell’armadio” o “Grandi cabrio da collezione”… Dolci gesti gentili, sì, quei tarli inattuabili e pregni di bellezza che ancora sostanziano il nostro essere umani!
I biscotti e i prodotti da forno con questo brand, anche nei filoni pubblicitari natalizi, hanno orientato la propria immagine su una serie di feature visuali, indissolubilmente legate alla cura reciproca: le polaroid scattate tra amici, il non rifiutarsi di accettare un invito, dimostrandolo con il sorriso (biglietto da visita sentimentale, sì, ma anche percepibile con gli occhi), i colori vivaci e caldi, la luce naturale o domestica che pacifica gli ambienti. Tutto all’insegna dell’empatia.
Un’attitudine di reciproco slancio che sembra irripetibile nel nostro quotidiano, in cui chi arraffa prima la tazza di caffè pare più degno della sua giornata e più socialmente abilitato a sgomitare. Un eterno fiuto del ricavo da qualsiasi situazione fruttuosa, anche in potenza: molti sono addirittura gli influencer che denotano una discesa in picchiata del romanticismo, della frivolezza, delle cure genuine, tanto nella società che ci contorna e contiene quanto nei nostri animi sommessi dall’essere unici. O dall’essere soli?
Calvino asseriva che il frivolo fosse profondo, speciale e vicino al senso ultimo delle cose: il suo concetto di leggerezza, infatti, prevede l’innamoramento verso quei dettagli piacevoli e pieni di vita che risvegliano il Cielo nelle persone. E uno spot, ancora una volta, sembra insegnarci a lasciare indietro le scappatoie che usiamo per non vivere, per illuderci che correre sia il fine dei nostri percorsi e non il mezzo per condurli con amore. Una morale con qualche ombra… O solo tanto entusiasmo? Esaminiamo, nelle luci e in qualche punto sospeso, il nostro girato pubblicitario.
Insomma, tutto parte da un placement iniziale del pacchetto di biscotti (non lo avremmo mai detto, ma le insegne del marchio vengono portate in apertura). Una figura femminile si aggira per la cucina, viene inquadrata e la scopriamo essere impegnata con la colazione: ne prepara una parte per sé e per il suo uomo, un compagno o, in un’ipotesi di gentilezza ancora più forte, un caro amico. Spremiagrumi, tazze calde e biscotti in tavola e… Si inizia: l’uomo si avvicina, tradisce una carezza sul viso della donna – comprendiamo a questo punto che il legame è di coppia – e si siede a mangiare.
Non dimentichiamoci, però, di osservare i particolari: la donna voleva servirsi un biscotto al cioccolato, forse agognato dopo un lungo riposo, e lo lascia nella confezione per il suo lui. Lui, mangiando, accetta la sorpresa e, sia per la velocità dei tempi pubblicitari, sia per la poca attinenza del messaggio con il litigio per un biscotto, ringrazia la donna con gli occhi, senza proferire parole superflue. I due ridono complici, felici, probabilmente a voler ricalcare una situazione di gioia ritrovata anche dopo degli annosi conflitti: sembrano sapere qualcosa che al pubblico, non autorizzato a essere ficcanaso, può rimanere ignoto senza causare scompensi.
Claim, placement finale e background musicale onirico e sussurrato: un vero invito a essere forti e genuini insieme. Ma attraverso quale istantanea è passato il messaggio?
Il canale tematico della donna ancora servizievole e disposta a riconciliare, anche oltrepassando le proprie esigenze, non sembra essere stato una scelta casuale: i fari sono puntati su una lei generosa, non su un lui accogliente e grato in quanto destinatario della premura, ma il poco dispendio di gesti amorosi da parte dell’uomo è in contestualità sia con la formula dei 30 secondi sia con dei possibili scossoni precedenti (la donna ha forse voluto farsi perdonare per qualche disattenzione?).
Questo biscotto offerto, come prima specificato, è un valido esperimento di amore in linguaggio pubblicitario, ma potrebbe rimanere appiattito più sull’omaggio che sul gesto di cura generalizzato, che forse sarebbe emerso di più negli scenari delle tavolate famigliari. Rischiamo di vedere, a scapito dei grandi intenti, una donna che arretra per lasciare spazio: non avremmo avuto, per una clip così semplice, l’esigenza di vederla in una vetta carrieristica, ma l’impressione complessiva è quella di un piccolo comfort abbastanza materiale (il biscotto) con cui si spende per l’altra persona. Il prodotto guida pertanto la realizzazione scenica, anziché fare da tessuto connettivo tra i personaggi.
Un “no” educato e motivato rispetto a una situazione stringente avrebbe avuto lo stesso potere riconciliante? Ce ne sarebbe stato bisogno per parlare d’amore? Volere bene è volersi, prima di tutto, bene? Forse l’amore non si vede e non si sente in un biscotto offerto, ma è apprezzabile che questo dolce gesto gentile abbia voluto, con le sue incoerenze, promuovere la cultura dell'empatia vicendevole.