

VITERBO – ''L’auto viaggiava a 70 chilometri orari. Ben 20 oltre al limite consentito dentro i centri abitati. Se avesse rispettato la segnaletica, di certo avrebbe avuto il tempo di frenare. E il 72enne investito sarebbe ancora vivo''.
A parlare in aula è il perito del pubblico ministero, chiamato a ricostruire gli ultimi istanti di vita di Marino Bianchi, il 72enne investito e ucciso, a Vetralla, la vigilia di Natale di due anni fa. Un pomeriggio maledetto, in cui pioveva ''come Dio vuole'', ha spiegato un amico della vittima. ''Ero con lui al momento dell’impatto: stavamo per attraversare la strada. Volevamo andare a comprare della frutta. Un passo e all’improvviso l’auto, arrivata a folle velocità. Non ci siamo accorti di nulla''.
L’urto violento. Violentissimo. Tanto da far sbalzare il corpo del Bianchi a 20 metri di distanza, dopo averlo urtato con il cofano, e da ucciderlo sul colpo.
''Quando ho realizzato cosa fosse successo, sono corso da Marino. Ma non respirava più, era morto. Non abbiamo visto arrivare la macchina, così come, presumo, l’uomo alla guida non si sia accorto di noi– ha proseguito lo stesso – la Cassia, in quel punto, ha una visibilità scarsa: la luce dei lampioni è oscurata dalla fitta chioma degli alberi. In più pioveva''.
Alla guida dell’Opel Zafira, un artigiano di Tuscania. ''Piangeva, urlava, era in evidente stato di choc''.
Contro di lui, ora un processo penale per omicidio colposo, in cui la moglie e il figlio dell’anziana vittima si sono costituiti parti civili. Prossima udienza a marzo.