

VITERBO – (ale.s.) Ha patteggiato due anni e sei mesi di reclusione per omicidio colposo e omissione di soccorso l’autotrasportatore 63enne di Fonte Nuova (in provincia di Roma) che travolse, uccidendolo, il ciclista Massimo Faccenda (53 anni).
Il terribile fatto di cronaca risale all’11 ottobre dello scorso anno. L’incidente si verificò sulla Ss Umbro-Laziale, nel comprensorio di Vetralla, in direzione Viterbo. Faccenda, in sella alla sua bici da corsa, venne investito da un furgone di colore bianco e finì in un dirupo compiendo un volo di oltre sette metri; mentre il conducente del mezzo scappò.
Sul luogo si precipitarono i soccorsi sanitari del 118, che presero in cura la vittima trasportandola d’urgenza nel nosocomio cittadino, dove i medici lo ricoverano con codice rosso per via del gravissimo politrauma riportato, riservandosi la prognosi. Una manciata di ore più tardi, Massimo Faccenda, di professioni parrucchiere e conosciutissimo nel capoluogo, sarebbe morto.
Sul luogo dell’incidente, quel giorno, intervennero i carabinieri del Comando provinciale, che rinvennero diversi detriti sull’asfalto, riconducibili all’impatto tra il furgone e la bicicletta, che si sarebbero rivelati fondamentali per l’identificazione del conducente. Rintracciato, infatti, quarantotto ore più tardi ed arrestato. Dopo l’incidente, in particolare, il 63enne riconsegnò il furgone in azienda per farlo riparare, affermando di aver urtato contro un palo. Ma il meccanico, che nel frattempo aveva appreso che erano in corso ricerche su un furgone bianco pirata, aveva chiamato il 113.
Ad occuparsi dei rilievi sul mezzo furono gli uomini della Scientifica della Questura in collaborazione con i militari del colonnello Gianluca Dell’Agnello. I risultati due giorni dopo, il 13 ottobre, quando per Vincenzo Ventura scatta il fermo e, successivamente, gli arresti domiciliari. Al sostituto Paola Conti, titolare del fascicolo, raccontò di non essersi accorto di Faccenda, perché troppo stanco a causa di stremanti orari di lavoro. (Ventura col suo furgone consegnava medicinali).
Le esequie di Faccenda si svolsero invece il 14 ottobre nella chiesa di Santa Maria del Paradiso e furono officiate, davanti a centinaia di persone, da don Egidio Bongiorni che, rivolgendosi a Ventura durante l’omelia, disse: “Non lasciarti consumare dalla coscienza, affronta le tue responsabilità e fatti accompagnare da Dio verso la via della verità”.
Come detto all’inizio, Ventura – cui il giudice ha sospeso la patente di guida per tre anni – ha patteggiato due anni e sei mesi di reclusione. I suoi legali, adesso, sono intenzionati a chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali: la pena, infatti, è inferiore ai tre anni e l’autotrasportatore ne ha già scontato una parte essendo stato tre mesi in regime di detenzione domiciliare.