

Come una società di recupero crediti. Solo, che al posto dei soldi, stavolta ci sono i bambini. Organizzavano dei finti viaggi turistici, facendo anche dei provini per reclutare delle donne adatte a recitare la parte: in realtà erano delle operazioni per rapire bambini contesi sotto i cinque anni.
A commissionare i rapimenti erano i genitori divorziati che volevano riportare i piccoli in patria strappandoli all'altro coniuge.
E' partita così all'alba un'operazione dei Carabinieri della Compagnia Carabinieri di Carini, supportati da quelli del Gruppo di Palermo e dei Comandi Provinciali di Brescia e Trapani, che stanno eseguendo diverse ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Palermo su richiesta dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia nell'ambito di un'indagine sulla tratta di bambini contesi. I reati contestati sono quelli di associazione a delinquere finalizzata al compimento di vari reati tra cui tratta di persone, sequestro di persona e sottrazione e trattenimento di minore all’estero.
L'operazione Caronte, spiega il colonnello Enrico Scandone, comandante del Gruppo Carabinieri di Palermo, «prende il via da un'indagine eseguita a Carini a seguito dell'incendio di un albergo nel 2012. In quell'ambito, dalle intercettazioni fatte, emergono i contatti della moglie del titolare dell'albergo, ora finita in manette, con persone norvegesi e svedesi che si è scoperto far parte di una società norvegese di contractors, la Abp World Group, che fra i suoi servizi garantisce anche il recupero di bambini contesi».
«A seconda dei paesi dove operava - aggiunge il colonnello Scandone - la società di contactors si appoggiava a referenti locali. A Palermo trovavano mezzi per organizzare quello che sembrava un viaggio di piacere: selezionavano anche delle donne». Addirittura «hanno fatto una sorta di 'casting' per arruolare queste donne perché facessero da accompagnatrici. Apparentemente sembravano turisti, poi mettevano a segno i sequestri. Siamo riusciti a ricostruire un sequestro sicuro di una bambina norvegese stavano organizzando altre attività su Cipro, Egitto e Ucraina». Si parla di «bambini sotto i 5 anni di fatto il minore veniva trasportato come un pacco in mare».
«Ricevuto l'incarico da uno dei due genitori che ha interesse a riportare in patria il minore -ricostruisce ancora il comandante del Gruppo Carabinieri di Palermo- si organizzavano con barche veloci» per solcare il Mediterrraneo. Nelle operazioni «avevamo anche armi, barbituritici e fascette per bloccare i polsi. Si preparavano a mettere a segno anche altre azioni su Libano, Cipro ed Egitto».
L'ordinanza scattata oggi, prosegue Scandone, «riguarda sette persone, 4 sono state arrestate in Italia. Uno è il titolare dei questa società in Norvegia, poi ci sono due svedesi detenuti in un carcere tunisino».
Le indagini hanno consentito di individuare un’organizzazione operante in diversi Paesi del mondo (Tunisia, Cipro, Egitto, Libano, ecc.) dedita alla organizzazione di “recuperi” di minori contesi tra genitori di Paesi diversi, con la pianificazione, organizzazione ed esecuzione di veri e propri sequestri di persona, spesso con l’uso della violenza.
Tra le persone coinvolte una ex atleta russa, vincitrice di medaglia di bronzo nella vela alle olimpiadi di Seul 1988, titolare di società di noleggio barche di lusso di Palermo.
Per evitare i controlli bastavano 30 euro, che «per noi sono pochi» ma in Tunisia «sono veramente assai». Uno degli skipper coinvolti nell'inchiesta dei carabinieri di Palermo sulla tratta dei bambini si rivolge con queste parole a Larysa Moskalenko, l'ex campionessa olimpica ucraina arrestata all'alba di oggi. Secondo gli inquirenti la donna, da anni trapiantata in Sicilia dove si occupava del noleggio di barche di lusso, avrebbe offerto appoggio logistico all'organizzazione internazionale che si occupava di “recuperare” i bambini contesi.
Le indagini hanno consentito di individuare un'organizzazione operante in diversi Paesi del mondo (Tunisia, Cipro, Egitto, Libano) specializzata nell'organizzazione di 'recuperì di minori contesi tra genitori di Paesi diversi, con la pianificazione, organizzazione ed esecuzione di veri e propri sequestri di persona. «Dimmi tutto, Larysa», sono le intercettazioni del colloquio tra l'uomo e l'ex campionessa olimpica, che chiede: «tu mi hai detto che sei stato diverse volte in Tunisia, vero? Come funziona là, quando esci al mare ci sono controlli, come funziona?». «Normalmente -è la risposta- si va lì a una sorta di dogana», dicendo «'guarda penso di andare via in giornatà e loro ti danno il visto. Cosa fanno loro, a volte salgono a bordo per vedere se c'è qualcuno, ma se uno fa un regalo, allora neanche salgono». «Dare un regalo? E che tipo di regalo, soldi?», si informa Larysa Moskalenko. «Soldi, soldi. Lì il dio soldi va benissimo, nessuno controlla e nessuno rompe le scatole». «Buono, buono, ok». «Se dai 20-30 euro -precisa l'interlocutore di Larysa Moskalenko- per loro sono un sacco di soldi. Per noi sono pochi ma per loro sono veramente assai. Capito?».
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