

VITERBO – Quattordici condanne, per un totale di 36 anni di carcere, sono state chieste dai pubblici ministeri Stefano D’Arma e Franco Pacifici al termine delle requisitoria nel processo agli imputati per il traffico illecito di rifiuti pericolosi, interrati illegalmente nelle ex cave di Capranica, Castel Sant’Elia e Vetralla. Le pene richieste per i singoli imputati, ai quali non è stato contestato l’inquinamento ambientale ma solo l’illecito smaltimento, vanno dai 9 mesi ai 4 anni. Le pene più pesanti sono state invocate per i titolari delle cave trasformate in discariche per rifiuti speciali o pericolosi.
Forti risarcimenti danni sono stati chiesti delle parti civili, una quarantina, in tutto, tra le quali la Regione Lazio, Provincia di Viterbo, Legambiente, Wwf e i tre comuni interessati. In particolare, il legale del comune di Vetralla ha chiesto una provvisionale di 650mila euro; mentre quello di Capranica ne ha chiesti 750mila. Il dibattimento è stato aggiornato al 18 aprile prossimo, quando prenderanno il via gli interventi della difesa.
Il traffico di rifiuti, valutato in oltre 2 milioni di euro, fu smantellato nel 2005 dalle forze dell’ordine nell’ambito dell’indagine ‘’Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo’’, così chiamata perché i rifiuti, partiti dal nord Italia, dopo un giro tortuoso, finivano nelle cave della Tuscia.
Secondo quanto emerso durante la maxi inchiesta e ribadito in aula dai pubblici ministeri, i rifiuti interrati si dividevano in tre tipologie: una parte era priva delle analisi che escludessero la tossicità; per un’altra parte erano stati falsificati i risultati dei controlli; per la terza, infine, ad essere falsificato sui documenti era il tipo di rifiuti.