ANNO 16 n° 268
Tigullio “Around the clock”: uno spot rock’n roll per il pesto di tutti i giorni
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
06/05/2026 - 20:14
di Elsa Berardi

VITERBO - Una soundtrack fresca, ma sanamente trionfale, il verde di un basilico cresciuto con successo, la pestatura al mortaio che ricalca i carruggi di Genova, un testimonial tanto bonario quanto custode sapienziale del food: questo è il “tum tum” vivace di Tigullio, come l’onomatopea in computer grafica scelta per rappresentarlo.

Il filone promozionale che l’ultima campagna ha abbracciato è così: o piace o sorprende, senza noiose vie di mezzo. In un divenire di suoni emblematici e sfumature di convivialità italiana, questo approccio tradisce l’attaccamento agli ingredienti che arricchiscono i pesti. L’assaggio, inequivocabile, è affidato a espressioni soddisfatte e a un “mmmm” rivelatore.

Una perla nel panorama delle realizzazioni pubblicitarie odierne… O l’ennesimo frastuono che strizza l’occhio a realtà artificiali? Star ci ha saputo fare o la firma artistica è sfuggita al controllo? Via libera alle opinioni, ai feedback e all’analisi!

https://www.youtube.com/watch?v=SVqpxPp485U Tigullio Gran Pesto alla Genovese

Il payoff, “È rustico. E si sente”, fa piacere quando riempie lo schermo e guida lo spettatore a stoppare il suo viaggio. Nonostante il pesto reclamizzato sembri squisito e sia raccontato con toni enfatici, non ci sono elementi invasivi, né sottintesi che appesantiscano lo spot.

La forza maschile al mortaio e il “taste test” sono distanziati da musiche e impianto grafico, ma la coerenza del filmato rispolvera temi antichi: il fascino del cibo non pettinato e, paradossalmente, lontano dall’obbiettivo.

La donna che assaggia la sua porzione di trofie al pesto è in un contesto apparentemente defilato, quasi volutamente spoglio: il focus, nella soluzione da addirittura 10 secondi, è sul risultato della cucinata e sull’apprezzamento del piatto, non su un’eventuale (e popolata) compagnia. È lo specchio di una persona che si ritrova e impara a riabitarsi… Detto alla rustica, è mangiare felici e senza troppi pensieri.

 

https://www.youtube.com/watch?v=F-5OkfhNLUc Tigullio Cacio e Pepe

Largo alla billboard con ingredienti “in motion” per questa rappresentazione: il pecorino incontra una pepata di gusto, mentre la voice over presenta con stile l’accostamento. Il tutto culmina in un suadente tonnarello laziale, per non accantonare quelle regionalità che il concetto di pesto non può ricomprendere. Il prodotto di Tigullio, però, vanta una vasta gamma di sfumature e declinazioni di gusto. Avrebbe potuto sottrarsi al racconto di un piatto “nostro”, capitolino ma anche ben noto nella misteriosa Tuscia?

 

https://www.youtube.com/watch?v=Cla4lPtgatM Tigullio Zafferano

Che buono e “delicato” – come affermato dalla voice over – lo zafferano, la spezia (aggiungiamo noi) del nostro Abruzzo e del risotto milanese! La durata è ugualmente breve, con focalizzazione in ingrandimento sul vasetto che interessa allo spot, ma l’invito a provare un pesto piacevole è il medesimo.

 

Dopo questa visione, cosa possiamo dire sulle operazioni creative messe in atto da Star su Tigullio?

 

Sicuramente, la valorizzazione del prodotto è centrale e l’apporto umano appare centellinato, ma forse solo nell’aspetto situazionistico e relazionale: il più pregno di senso per parlare al cuore, ma anche il più difficile da rendere in uno spot che valorizzi gli ingredienti. Non ci sono cori che acclamano piatti sofisticati: una nota opinabile per molti, data l’associazione del sugo pronto a un diversivo sbrigativo, mentre per altri è estremamente positivo il focus sulla semplicità e sul cibo buono, che è la sua prima ricetta. I tagli rispetto a emozioni forti, narrazioni tensive e persone “rubaschermo” richiamano la forza intraprendente dei claim post-2010, con un’idea di novità e rapidità ancora sussurrata dai minori mezzi tech.

Tutto sommato, ‘sto pesto ci è piaciuto, e forse qualcosa sulla nostra terra ce lo comunica: per ottenere un piatto di valore non si deve rovistare nei ricettari ingialliti, ma nei sapori netti e nelle abitudini di chi li cerca.

 






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