

VITERBO - ''Ha detto che mi avrebbe buttato giù dal balcone. Da quello stesso balcone da cui più volte mi ha sputato e mi ha tirato acqua e varecchina addosso''. Minacce di morte, insulti e, nel caso più grave, anche un’aggressione fisica. Sono tutti gli ingredienti di una battaglia a suon di querele e denunce tra due dirimpettaie viterbesi, finita poi tristemente in tribunale.
Una da una parte come imputata, l’altra come parte civile. Ed è stata proprio quest’ultima, ieri, a ripercorrere in aula, davanti al giudice Giacomo Autizi, quei mesi trascorsi ''nella paura di incontrarla. Era sempre fuori dalla mia porta. Mi gettava addosso spazzatura e acqua sporca. Era invidiosa di non so cosa. E una volta mi ha anche accusato di aver ucciso mio marito, per fare la bella vita con i suoi soldi''.
La donna, rimasta vedova pochi mesi prima, avrebbe più volte sporto denuncia contro quegli atteggiamenti così irrispettosi, violenti e minacciosi della sua vicina di casa, che in diverse occasioni la avrebbero portata a temere per la sua vita e per quella di sua figlia.
''Tornava a casa e godeva nel disturbarci. Sbatteva le finestre, tirava oggetti solo per il piacere di farlo. Ogni volta che incontrava qualcuno che ci veniva a trovare, cercava di scacciarlo''.
Come nel maggio del 2013, quando la donna avrebbe chiamato un tecnico a casa per farsi aggiustare la caldaia: ''Appena lo ha visto sulle scale, si è avvicinata e gli ha intimato di andarsene. Secondo lei sono una prostituta, se lui fosse entrato avrebbe immediatamente avvisato sua moglie. Cose dell’altro mondo''.
Minacce, stalking e lesioni – per via di una porta chiusa contro la mano della donna che le ha fratturato il dito della mano destra – le accuse da cui G.F dovrà difendersi.
Si tornerà in aula il 13 settembre.