ANNO 16 n° 272
Terza campagna di scavi al Vignale, ieri la conferenza di presentazione dei risultati
La professoressa Biella, direttrice dell'iniziativa: 'È il progetto in cui crediamo di più al momento'
Elsa
27/06/2024 - 06:26
di Elsa Berardi

CIVITA CASTELLANA - Ieri 26 giugno dalle 17,30 si è tenuto al Museo dell’Agro Falisco un convegno a tema archeologico, dedicato agli scavi effettuati al Vignale: la location civitonica ha ospitato la professoressa Maria Cristina Biella, direttrice dell’operazione, accompagnata dai suoi studenti della facoltà di Archeologia della “Sapienza” di Roma. Con loro anche la direttrice del Museo dell’Agro Falisco, Sara De Angelis. Il fulcro dell’incontro è stato l’elevazione artistica, linguistica e culturale delle civiltà italiche preromane.

Il progetto, giunto alla terza campagna, tocca ora il 45° giorno di scavi: è già annunciato nel titolo dato all'iniziativa, 'Se quarantacinque vi sembran pochi'. Il sindaco Luca Giampieri è stato invitato a prendere la parola per i saluti istituzionali e ha sottolineato il susseguirsi di tappe tecniche fondamentali: 'dopo gli scavi comincia il periodo della ricerca – ha commentato – e della catalogazione”. La carica comunale ha inoltre manifestato orgoglio per i viaggi in Europa che stanno interessando la professoressa Biella: un motivo per condividere entusiasmo intorno al lavoro di un’archeologa nostrana.

Curate dall’università “La Sapienza” e dal Museo dell’Agro Falisco-Forte Sangallo, le sessioni di scavi procedono anche sotto il patrocinio della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale e del Comune di Civita Castellana. Sono stati rinvenuti oggetti di uso comune o dalla classificazione ancora da chiarire, perlopiù risalenti all’età orientalizzante, come specificato dalla stessa Biella. Questa fascia cronologica si colloca tra la seconda metà dell’VIII e l’inizio del VI secolo a. C e prende il nome da un uso consolidato nelle decorazioni.

“Andiamo su alle 5,30 e siamo contenti di farlo”, questo il bilancio della professoressa Biella sulle sue fatiche e su quelle dei suoi ragazzi. La conferenza, gestita con sprazzi di umorismo e una comprensibile dedizione, ha saputo stimolare i presenti a nutrire la propria passione per il mondo antico, spingendo soprattutto alla formulazione di domande adeguate. “Questo è sicuramente il nostro progetto come Sapienza di Roma ed è quello – ha asserito Biella – nel quale crediamo di più in questo momento. Ve ne sono altri che stanno uscendo, altri che sono storici e sviluppando da anni; un progetto di questo genere ha bisogno di una dedizione alta anche a livello scientifico. Stiamo scavando una città”.

Sono state inoltre mostrate delle slide, raffiguranti i reperti riportati alla luce di recente. La docente ha rimarcato che il riferimento a tutte le persone coinvolte nell’operazione non è stato casuale: nell’ultima diapositiva figuravano tutti i loro nomi.

Molto simile è stato l’avviso di Sara De Angelis: “Noi abbiamo ormai in piedi una collaborazione molto stretta con la Sapienza, che rappresenta le attività che si svolgono sul territorio. Parlo dell’attività archeologica, delle ricerche e tutta la vita delle comunità: con queste – ha affermato la direttrice del Museo dell’Agro Falisco - cerchiamo di restituire un punto di riferimento alla comunità locale per la conoscenza del territorio in tutti i suoi aspetti”. Una sinergia che è d’ausilio non solo per raggiungere risultati, ma anche per valorizzare e promuovere il patrimonio culturale.

Gli oggetti che destano più curiosità tra quelli rinvenuti sono dei piccoli chiusini databili al fecondo periodo del VII-VI secolo a. C. e una piastra di terracotta con quattro fori. Tra ritrovamenti di olle, ossia contenitori in terracotta deputati ad assolvere utilizzi specifici, skyphoi, coppe con due anse laterali, e frammenti di iscrizioni su cocci, gli stessi addetti ai lavori hanno manifestato dedizione al mestiere e stupore per le proprie scoperte.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati della campagna, per noi è un traguardo molto importante e significativo e sono effettivamente molto emozionata… - ha dichiarato Susanna Oddi, studentessa alla facoltà di Archeologia della Sapienza – è come mettere a punto i risultati di queste settimane, è anche molto importante esporli alla comunità. Speriamo che siano partecipi, soprattutto perché stiamo contribuendo a creare il bagaglio della storia del loro paese, Civita Castellana”.

La sua collega, Giulia Gigliano, ha aggiunto: “Oggi si usa abbastanza frequentemente in tutti gli scavi il drone per le fotografie. Tutte le fotografie vengono analizzate con il drone e questo permette di ottenere delle immagini zenitali (riprese dall’alto, con asse ottico sullo stesso soggetto che si intende porre al centro, ndr) in alta qualità, che permettono di avere un’angolazione. Quest’ultima fa vedere tutti gli strati nello scavo. Poi si utilizza la stazione locale, uno strumento che, attraverso la localizzazione gps, permette di localizzare perfettamente qualsiasi punto all’interno dello scavo. Si usa uno strumento, il teodolite, che è connesso alla stazione totale”.

Filippo Materazzi, studente della Sapienza appassionato di tecnologie, ha rappresentato la facoltà di Archeologia con la sua divulgazione: “Noi facciamo rilievi fotogrammetrici, che servono per ricreare una pianta dell’area di scavo, che possa essere misurabile e che possa servirci a documentare quello che stiamo facendo. Sono delle rappresentazioni il più realistiche possibile della superficie che ci interessa”, ha detto.

“Noi facciamo questo lavoro soprattutto per passione e per poter costruire un nostro futuro all’interno della disciplina dell’archeologia – ha ammesso Oddi – perché il nostro lavoro è di sforzo fisico, ma dà tantissime soddisfazioni. Noi lo facciamo soprattutto perché ci piace tantissimo e ci piace esporre agli altri quello che facciamo: è molto importante che la gente si interessi a quello che facciamo noi”. “Tanti materiali e dati circolano solo tra gli archeologi e questo non servirebbe a nulla. Devono essere messi a sistema e rilevati al pubblico – ha continuato Gigliano, siccome - il fine dell’archeologia è la ricostruzione della storia”.

La ricetta dell’archeologia di comunità è il senso di appartenenza: che esso si riferisca alla cura del passato o all’unione nel presente, ciò che conta è che la Tuscia sia sempre presente con le sue eccellenze. Civita Castellana c’è e con lei tutti i suoi cittadini, ammaliati dalla bellezza della storia.

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