

MONTEFIASCONE – Si è aperto davanti al Collegio il processo con giudizio immediato a carico di un quarantenne di origini sudamericane, residente a Montefiascone, accusato di aver trasformato la vita della madre e dei due fratelli in un incubo fatto di violenze, minacce di morte e soprusi sistematici.
I fatti contestati, avvenuti tra marzo e settembre dello scorso anno, delineano un quadro di estrema gravità che ha portato la Procura di Viterbo, sotto il coordinamento del PM Michele Adragna, a richiedere il rito immediato per l’imputato.
Secondo l'impianto accusatorio, l'uomo avrebbe instaurato un regime di 'sistematica sopraffazione'. Le vessazioni, iniziate a marzo, sarebbero degenerate progressivamente nel mese di agosto. Tra gli episodi più inquietanti riportati negli atti, quello dello scorso 28 agosto: l'imputato avrebbe afferrato la madre alle spalle, puntandole alla gola un grosso coltello da cucina e pronunciando la frase: “Io posso anche tagliarti la gola ma non lo faccio”.
Le indagini hanno evidenziato come l’uomo agisse spesso in stato di ubriachezza, aggravando la pericolosità delle sue condotte. Oltre alle minacce verbali del tenore di “Se voglio vi ammazzo tutti” e “Vi stacco la testa”, il quarantenne è accusato di aver aggredito fisicamente la madre, spingendola contro le pareti e causandole ecchimosi documentate fotograficamente dagli inquirenti.
Il clima di terrore avrebbe raggiunto il culmine il 10 agosto, quando l’uomo avrebbe segregato l’intero nucleo familiare all’interno di una stanza, chiudendo la porta a chiave per impedire loro ogni movimento. Una situazione divenuta insostenibile al punto che, il 3 settembre successivo, la madre e i fratelli si sono visti costretti ad abbandonare definitivamente l'abitazione familiare per scampare alla violenza dell'uomo.
Attualmente il quarantenne è sottoposto alla misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare. Durante l'udienza, il difensore dell'imputato, l'avvocato Luca Ragonesi, ha depositato una corposa memoria difensiva allegando documentazione clinica mirata a dimostrare il grave stato di disagio psichico in cui verserebbe l'uomo al momento dei fatti.
Il processo proseguirà nei prossimi mesi per accertare le responsabilità penali e valutare le condizioni cliniche del quarantenne, mentre la comunità locale resta scossa per la brutalità dei dettagli emersi in aula.