

Continua a tremare la terra nel modenese. Le scosse più forti (magnitudo 3,7 e 3.6 della scala Richter) sono state avvertite intorno alle 3 e alle 4 di domenica notte nelle zone fra Mirandola, San Felice e Finale Emilia, le stesse cittadine più colpite dal terremoto che 24 ore fa ha provocato sei vittime. Per tutta la giornata di domenica le scosse si sono ripetute arrivando a più di un centinaio. Scosse di assestamento che hanno provocato danni alle abitazioni e all'inestimabile patrimonio artistico. Nessuna tregua per la popolazione che, per la paura, ha preferito i centri di accoglienza alle loro case, anche quelle non danneggiate.
IN AUTO - Nonostante la Protezione civile si sia immediatamente messa in moto, centinaia sono le famiglie tra Modena e Ferrara che non hanno ancora trovato collocazione nelle tendopoli o nelle prime strutture di soccorso e hanno deciso di passare la notte in auto o in sistemazioni di fortuna. A Finale Emilia, la cittadina in provincia di Modena, i parchi, le aree pubbliche, le piazze sono spazi aperti dove le automobili sono diventate camera da letto, cuccia, riparo. Riuscire a prendere sonno è stato impossibile. «Come si fa a dormire mentre succede tutto questo», dicono i più. In paese, e per un raggio di circa 20 km, è tutto chiuso. Cenare è stato arduo per chi non ha voluto rimettere piede in casa. Qualche pizzeria ha fatto gli straordinari col take away. Qualche ristorante non ha potuto servire da mangiare perchè il personale ha preferito starsene alla larga da tetti e mura.
CENTRI DI ACCOGLIENZA - Tanti i racconti. Ognuno con la sua storia, il suo momento, l'istante in cui ha avvertito la scossa. Nei due centri di accoglienza allestiti in paese, uno nel palasport, con quasi 200 persone, l'altro nel campo sportivo con una ventina di tende da quindici-venti posti letto l'una, il sonno è arrivato tardi e l'unico modo per allentare la tensione è stato quello di scambiare qualche parola. Nel palasport c'èanche stata un pò di tensione quando, intorno alle tre, sono state avvertite nuove scosse.
I VOLONTARI AL LAVORO - Qui sono stati smistati i senza-tetto che hanno anche bisogno di assistenza personale: anziani soprattutto, ma anche tanti immigrati. Intorno alle quattro qualcuno ha cominciato ad avvertire freddo, forse anche per la stanchezza. Una dottoressa ha trascorso la notte rassicurando e parlando con tutti. I volontari, un esercito silenzioso. Tutti hanno avuto paura nella notte tra sabato e domenica. Anche loro, ma non sono bastate cento e più scosse per fermarli. Riescono anche a sorridere versando l'ennesimo caffè caldo, tra un tremore della terra e l'altro.
corriere.it