ANNO 16 n° 282
Terra rara: le risorse sotto l'Alto Lazio sono una miniera d'oro
Prorogate le ricerche di litio, con concentrazioni tra le pił elevate al mondo, estese anche al boro. Pronto un progetto con l'Universitą dell'Aquila
Fabio
09/10/2026 - 07:02
di Fabio Tornatore

di Fabio Tornatore

VITERBO - Il sottosuolo dell'Alto Lazio è ricco di materie prime strategiche, terre rare che fanno gola a tante industrie e società nel mondo, alla ricerca dei materiali che alimentano produzioni, economie e ricerca. Tra queste ci sono litio, boro, fluorite e atri minerali. Tutti elementi presenti nel sottosuolo tra Viterbo e Roma, facendo di questo territorio una miniera d'oro, ma con scarse, o nulle, ricadute sulla popolazione.

Prorogata, dunque, per due anni la ricerca di litio nella zona tra Camagnano di Roma e Nepi, nella provincia di Viterbo, per circa 1200 ettari di territorio, alla ricerca di litio, tra i minerali più ricercati, e pagati, al mondo, per la produzione di batterie elettriche, tra le altre cose. Estesa la ricerca anche al boro, altra materia prima strategica, e al solfato di potassio. Per quest'ultimo è previsto un progetto all'Università dell'Aquila finalizzato alla costruzione di un impianto pilota per la produzione di solfato di potassio.

Nel totale la ricerca di litio, tra i diversi progetti autorizzati, copre una superficie di 8 mila ettari, da Campagnano di Roma a Magliano Romano, passando per la Tuscia. Un'altra ricerca di materie prime strategiche è quella attiva nella zona di Bracciano per trovare la fluorite: l'autorizzazione copre circa 43 ettari di territorio.

Le concentrazioni di litio, come si legge in uno dei documenti depositati per l'autorizzazione alla ricerca, è tra le più alte riscortrate al mondo: secondo ricerche effettuate già negli anni '70, nelle acque che scorrono sottoterra, in questa piccola porzione di pianeta, si troverebbero anche 400 parti per milione di litio, facendone, se le ricerche confermassero quanto scritto e analizzato molti anni fa, uno dei giacimenti più ricch del mondo.

I minerali priziosi si troverebbero disciolti nelle acque che scorrono sotto terra, tra le rocce di orifine vulcanica, e verrebbero estratti con procedimenti di 'sublimazione', senza necessità di scavi o metodi 'invasivi' sul territorio.






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