ANNO 16 n° 275
Tentato omicidio, forse nuova perizia per De Vito
Il gup sta valutando l'opportunitą di nuovi accertamenti psichiatrici
29/06/2011 - 15:06

Nonostante la ferma opposizione del pubblico ministero Renzo Petroselli e degli avvocati di parte civile, Antonio Carlevalaro e Roberto Fava, il giudice per le udienze preliminari Franca Marinelli, deciderà l’8 agosto se disporre o meno la perizia psichiatrica per Giorgio De Vito.

Il napoletano 35enne, accusato di aver tentato di uccidere l’operaio di Fabrica di Roma Emiliano Liberati - costituitosi parte civile insieme a Mariola Henrycka Michta, ex compagna di De Vito – è tornato in aula questa mattina.

De Vito, lo ricordiamo, è imputato anche nel procedimento giudiziario sull’efferato delitto di Marcella Rizzello, nell’ambito del quale i suoi legali - Enrico Valentini e Mario Rosati - hanno ottenuto la perizia psichiatrica.

E’ probabilmente anche sulla base di questa circostanza che il gup Marinelli ha ritenuto opportuno valutare la possibilità di far sottoporre l’uomo ad accertamenti di natura psichiatrica. Anche perché l’omicidio Rizzello e quello tentato a Liberati sono avvenuti a distanza ravvicinata: il 3 febbraio 2010, il primo; il 12 maggio 2010, il secondo.

Breve cronistoria. Siamo nel maggio 2010: tre mesi prima si è consumato il delitto della Rizzello e la Michta, separatasi subito dopo il fatto da De Vito, si trasferisce da Liberati. Il 12 maggio, spinto dalla gelosia, il napoletano invita l’ex compagna a casa per prendere le ultime cose che aveva lasciato. Ma è un tranello. La polacca, accompagnata dall’operaio, trova De Vito che aggredisce entrambi con una scimitarra. Liberati rimane ferito e viene ricoverato in ospedale con prognosi riservata. Il napoletano viene arrestato e, un paio di settimane più tardi – attraverso la comparazione del suo Dna con quello rinvenuto nella villetta in via dei Latini dove abitava Marcella – si scopre che è sempre lui l’autore dell’omicidio della donna.

Nell’ambito di questo processo sia la Michta (difesa dall’avvocato Fava), sia Liberati (rappresentato dal legale Carlevaro) si sono costituti parte civile durante l’udienza del 6 maggio scorso. Seduta in cui non erano mancati momenti di forte tensione tanto che, ad un certo punto, i legali di De Vito erano stati costretti a chiedere una sospensione di qualche minuto per far calmare il loro assistito.

La prima ad essere ascoltata era stata la polacca che, sebbene fosse stata messa in difficoltà da Rosati e Valentini, aveva confermato le accuse nei confronti dell’ex convivente. Completamente contrastante era stata la versione di quest’ultimo. “Io sono arrivato a casa e ho trovato loro due che stavano rubando”, aveva detto, arrivando a tacciare il pm Petroselli di essere “un bugiardo”. A quel punto c’era stata la sospensione e il processo era stato aggiornata al 16 giugno. Giorno della lunga requisitoria del sostituto Petroselli che, dopo aver ricostruito punto per punto l’aggressione del maggio 2009, aveva chiesto la condanna a 12 anno per De Vito. Richiesta cui si erano associati gli avvocati di Fava e Carlevaro che, però, avevano anche avanzato il risarcimento danni: cinquemila euro per la Michta; e cinquecentomila euro per Liberati che, proprio a causa dell’aggressione, ha perso l’uso della mano sinistra e del braccio.

Il processo. La seduta, come accennato all’inizio, è stata aggiornata all’8 agosto, quando sono attese le conclusioni e la dottoressa Marinelli stabilirà se disporre o meno la perizia.

De Vito ancora in Tribunale. Domani il napoletano sarà di nuovo nel palazzo di giustizia viterbese, stavolta in Corte d’assise, per rispondere dell’accusa dell’omicidio di Marcella Rizzello.






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