

VITERBO - Che l'arsenico nell'acqua sia un problema serio, nessuno lo mette in dubbio. Che i cittadini si riuniscano per discuterne, è un segno di grande civiltà. Ma che lo facciano quando la soluzione sembra già dietro l'angolo, ha il sapore di un incontro un po' surreale, quasi anacronistico.
Questo è quanto accaduto nel pomeriggio del 22 febbraio 2026, nel teatro gremito della parrocchia di San Leonardo Murialdo. Alle 16:30, il comitato 'Non ce la beviamo', insieme a ISDE Medici per l'Ambiente, l'associazione consumatori Abaco e il collettivo Maglia delle Collare di Rieti, ha chiamato a raccolta i viterbesi per un confronto su qualità dell'acqua, costi in bolletta e impatti sulla salute.
Interventi appassionati, proposte dai cittadini, richieste di chiarimenti. Una platea partecipe, preoccupata e desiderosa di 'cambiare rotta'. Peccato che la rotta, a quanto pare, sia già stata tracciata.
Mentre si discuteva animatamente di alternative, è emerso un dettaglio non da poco: la Provincia e ATO hanno già avviato il processo per deviare l'acqua dall'acquedotto del Peschiera verso Viterbo. Un progetto approvato e finanziato che, secondo gli studi, dovrebbe risolvere il problema alla radice, 'tagliando' l'acqua locale con quella, purissima, proveniente dalle sorgenti del reatino e abbattendo così i livelli di arsenico.
La riunione, dunque, si è trasformata in un curioso esercizio di discussione su un nemico che ha le ore contate. Un po' come organizzare una spedizione per cacciare un drago mentre il cavaliere è già tornato al castello con la testa della bestia. Un momento di cittadinanza attiva certamente lodevole, ma che ha lasciato più di un partecipante con il dubbio amletico: stiamo combattendo una battaglia già vinta?