

VITERBO - Con la messa in scena di ''Moby Dick'' per la regia di Maria Sandrelli si arriva al compimento del laboratorio teatrale integrato; attività che hanno visto impegnati dallo scorso autunno gruppi di ragazzi diversamente abili e studenti liceali e universitari.
Lo spettacolo è in programma venerdì 4 e sabato 5 maggio alle ore 21 presso l'ex Tribunale di Viterbo a Piazza Fontana Grande.
Si tratta di un progetto che è giunto al sedicesimo anno ed è curato dell'Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile della Ausl di Viterbo diretta dal dottor Marco Marcelli e realizzato in collaborazione con l'associazione Eta Beta onlus di Viterbo presieduta dall'ex prefetto di Viterbo Aurelio Cozzani, e la Cooperativa Sociale ''Gli anni in tasca''.
Il progetto, ideato dal professor Giorgio Mauro Schirripa, nel corso degli anni si è sempre più affermato come un ottimo mezzo di integrazione e socializzazione: il gruppo educativo, coordinato da Gianpietro Brizi, è composto dagli educatori Alberto Furlan, Immacolata Belardo e Francesca Loppi.
''Il libro di Melville - dice la regista Maria Sandrelli - non è solo un romanzo che narra delle gesta di un manipolo di balenieri alle prese con la grande balena dalla fronte rugosa, è un compendio di argomenti diversi che si rifanno a trattati scientifici, filosofici, religiosi tanto che si ha l'impressione di trovarsi davanti non a uno ma a tanti libri. Un'opera così complessa mi ha inizialmente posto di fronte a un qualche spaesamento rispetto alla messa in scena ma la scelta di Moby Dick è stata determinata dall'idea di dare una continuità al tema dell'avventuroso intrapreso con Pinocchio lo scorso anno''.
''Questa volta la mia intenzione, messa in scena con la partecipazione degli attori di Etabeta, è stata quella di proseguire un racconto di avventura ma in uno spazio aperto, ampio, naturale, in mezzo al mare quindi, e in più, a quel mare misterioso, affascinante e terribile, luogo di caccia, vendetta, morte e rinascita che è il mare di Moby Dick''.
E come Ismaele ''tormentato da una smania sempiterna per le cose lontane'' e a cui ''piace navigare mari proibiti e approdare su coste barbariche'' così lo spettacolo si distacca dal porto di Melville per approdare a coste sconosciute di immagini, suoni e personaggi che lontanamente ricordano quelli del libro, ma più strettamente si legano a fantastiche visioni marine, come quelle femminili ad esempio: la polena, la stella polare, la patrona dei naviganti, gli angeli della nave forse. Ci sono anche i rimandi a episodi più definiti come l'attesa per la partenza, l'imbarco, la caccia e l'incontro/scontro con Moby Dick, ma sono volatili come le gocce portate dal vento dello spruzzo della balena che dopo la lotta riemerge in lontananza.