ANNO 16 n° 274
Tares: addizionale provinciale al 5%
Si tratta del tributo ambientale sulla casa che quasi nessuno sa di pagare
14/10/2013 - 00:30

VITERBO – C’è una gabella in più celata nelle pieghe delle cartelle della tassa sui rifiuti, che tutti stiamo pagando o dovremo pagare: è il cosiddetto tributo ambientale sulla casa che finirà nelle casse della Provincia di Viterbo. E non è cosa da poco: già dall'anno scorso Palazzo Gentili, come molte altre province italiane, ha adottato l’aliquota massima consentita: il 5%. E tutto lascia prevedere che la confermerà anche per l'anno prossimo. Ciò significa che se la Tares da pagare ammontasse a 200 euro, con l’addizionale provinciale salirebbe a 210 e così via (i dati sono riferiti alle delibere 2012 in quanto per il 2013 le amministrazioni hanno tempo fino al 30 novembre per fissare le nuove aliquote).

Come è emerso da un’indagine dell’Ufficio Studi di Confedilizia, la stragrande maggioranza dei cittadini sono all’oscuro del tributo aggiuntivo. C’è da dire che quella di Viterbo ha agito come i due terzi delle province italiane. La media nazionale del tributo ''nascosto'' è del 4,48%, mentre l’anno precedente era del 4,41%. E’ stato quindi stabilito un nuovo record.

Centesimo più, centesimo meno, i cittadini del Viterbese, come quelli di gran parte d’Italia, con l’introduzione della Tares, dovranno sborsare quasi il doppio di quanto pagavano con la Tarsu nel 2000. Sempre secondo il Centro Studi di Confedilizia, l’esborso medio delle famiglie dovrebbe attestarsi sui 450 euro l’anno, 27,5 dei quali d’addizionale provinciale. Al contrario, 13 anni fa, il costo medio per famiglia era di 270 euro. Un aumento inarrestabile che ha toccato quota 67% e che, secondo molte previsioni, sarebbe destinato a ulteriori rincari.

''Il tributo provinciale per l'ambiente ha avuto una costante crescita - sottolinea Confedilizia -, passando da una aliquota media del 3,08% registrata nel 1993 al 4,48% toccata nel 2012''. L'aumento in vent'anni ha dunque superato il 45%.

L'area geografica con l'aliquota media del tributo ambientale più elevata è quella del Nord (4,84%), seguita dal Centro (4,69%) e dal Sud e dalle Isole (4,31%). Nel 2012 le Province di Gorizia e di Matera sono state le uniche amministrazioni che hanno disposto una diminuzione dell'aliquota, portandola rispettivamente dal 4,70 al 4,50% e dal 5 al 2%.

Complessivamente sono 81 (su 110) le province che hanno deliberato l'applicazione dell'aliquota massima del 5%, da Alessandria a Venezia, da Ancona Viterbo, passando per Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, per citarne alcune.

Mini-aliquote solo in una manciata di province. La più bassa è a Prato (1%). Seguono: Chieti (1,01%), Nuoro (1,50%), Matera (2%), Isernia (2,50%) e Ogliastra (2,60%).

Il paradosso è le tasse aumentano mentre parallelamente è diminuita dell'8% la produzione di rifiuti degli italiani, scesa a 504 chili per abitante con una riduzione di ben 42 chili rispetto al 2007. Secondo la Coldiretti, a livello nazionale sono stati prodotti dagli italiani oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti in meno rispetto all'inizio della crisi, con un rilevante effetto dal punto di vista ambientale ed economico, che però non si è trasferito nei costi per i cittadini, che invece continuano ad aumentare.






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