ANNO 16 n° 273
''Talete: fallimento paventato dal 2021 ma era un rischio che non esisteva''
Biondi (M5S): ''Con il caro energia la societą ha rilanciato questo pericolo''
20/11/2022 - 05:58

CIVITA CASTELLANA - ''Già nel 2021 si era paventato il rischio di fallimento per la Talete, un rischio che non esisteva''. E' questo in sintesi quanto sostenuto ieri dal consigliere comunale M5S di Civita Castellana, Valerio Biondi, intervenendo all'incontro organizzato dal comitato ''Non ce la beviamo''.

''L'operazione di cessione del 40% di quote ai privati è stata attivata formalmente ad aprile 2021 - ha detto Biondi - quando è stato paventato il rischio del fallimento societario di Talete. Da lì la necessità di attivare la soluzione del privato per poter proseguire. Ma andando ad analizzare quelli che sono i bilanci di Talete nei 5 anni indietro, e fino al 2021, nessuno ha chiuso in perdita. Quindi il rischio di riapinamento delle perdite da parte dei Comuni, è un rischio che ad aprile 2021 non esisteva''. 

Biondi sottolinea anche che ''come certificato dalla stessa società, Talete nel 2021 è riuscita a ridurre di 3 milioni di euro l'esposizione debitoria e a  rimettere in corsa una serie di pendenze debitorie con i fornitori che le hanno consentito di avere una sorta di tranquillità finanziaria. Questa problematica di rischio fallimento, da loro stessi certificata - dice Biondi - non esisteva''

Il consigliere M5S rileva che ora con il caro energia, la società ha rilanciato il rischio fallimento. ''Noi già da un anno e mezzo abbiamo proposto su Civita Castellana delle soluzioni per fronteggiarlo - prosegue Valerio Biondi - abbiamo suggerito di guardare alle fonti rinnovabili, alle comunità energetiche per ridurre i costi che la società sostiene e abbiamo proposto di trasformare la spa in società consortile di diritto pubblico per garantirle stabilità''.

Biondi solleva quindi un dubbio, ossia che l'ingresso del privato potrebbe non risolvere il problema. Il consigliere ipotizza, infatti, che ci sia l'ingresso di un privato che immette liquidità immediata che consente di ripianare la situazione attuale e considerando che ogni mese la spesa sostenuta per l'energia è di un milione e mezzo di euro, da qui a qualche mese quella liquidità è destinata ad esaurirsi e tanto il privato quanto i Comuni potrebbero trovarsi nelle condizioni di rimettere le mani al portafoglio. Davanti a una ipotetica situazione di questo tipo, con il privato che andrebbe in pressing sui Comuni, in crisi di liquidità, si riproporrebbe il rischio di fallimento, con l'ipotesi che il privato potrebbe offrire di risolvere il problema mettendo altri soldi in cambio di altre quote societarie.






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