


VITERBO - (sim. lup.) - Talete può bypassare un eventuale no dei sindaci della Tuscia ai rincari dell'acqua: ''Secondo una recente delibera di Arera (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ndr), in casi del genere è previsto un apposito percorso per non lasciare senza una tariffa il gestore''. Dall'altro lato, però, si configurerebbe una ''omissione del regolatore di secondo livello'', per cui gli stessi sindaci potrebbero essere chiamati un giorno a rispondere di tasca propria rispetto a un ipotetico danno erariale per la mancata determinazione della tariffa.
E’ l’argomento presentato ieri dai vertici della spa di via Romiti alla conferenza convocata per illustrare la situazione economica della società del servizio idrico, ''che non è assolutamente compromessa come invece qualcuno oggi vuole far credere''. Un incontro nel corso del quale si è parlato anche della conferenza dei sindaci dell'Ato che dovrà esprimersi sulla proposta tariffaria per gli anni 2020-2023.
La novità, come detto, è una delibera emanata a metà dicembre da Arera, che consentirebbe al gestore del servizio idrico di bypassare un eventuale voto contrario. Procedura che per i sindaci comporterebbe però possibili conseguenze.
''Abbiamo ricevuto anche un parere universitario – ha detto il presidente Andrea Bossola - quando i sindaci siedono in assemblea Ato hanno una responsabilità precisa, che è quella di fare la tariffa. Tariffa sulla quale non si può argomentare, perché si tratta di un mero calcolo matematico''. ''Noi siamo tranquilli – ha aggiunto Fraticelli, membro del cda - la delibera dell’Autorità garantisce sia la continuità aziendale sia l’erogazione del servizio. Allo stesso tempo, però, bisogna sottolineare che se dovesse andare avanti questo percorso sostitutivo perché chi di dover non ha rispettato quello che doveva fare, esiste un quadro dottrinario, giurisprudenziale e normativo che individua in capo ai sindaci nella loro funzione di regolatori locali, di rappresentanti dell’Ega, responsabilità contabili precise, che al pari di quelle penali sono di natura personale''.
Secondo Talete, un eventuale no ai rincari avrebbe inoltre effetti nefasti per quanto riguarda la possibilità di ottenere il finanziamento di 40 milioni di euro da parte di Arera, finalizzato agli investimenti. ''A una delle riunioni avute con l’Autorità hanno partecipato anche alcuni sindaci. Le condizioni poste da Arera sono note a tutti: da un lato l’approvazione delle tariffe da loro richieste e dall’altro l’impegno a continuare con questa forma di gestione del servizio idrico all’interno dell'Ato con Talete''. Soldi che servirebbero soprratutto per le manutenzioni della rete. ''Secondo un calcolo ci sarebbe bisogno di 24 milioni l’anno, invece è grasso che cola se abbiamo a disposizione 3-4 milioni dalla Regione”.
Si è parlato anche dell’indagine della Procura della Corte dei conti relativa ad anni passati, nell’ambito della quale la Talete è stata definita una società in stato di decozione. Una definizione - hanno detto Bossola e Fraticelli - che non corrisponde alla fotografia attuale. ''L’azienda non ha alcun problema di natura economico''. I problemi della Talete sarebbero invece sul lato finanziario, e la causa principale di ciò sarebbe rappresentata dalla morosità record che si registra a Viterbo, una delle più alte d’Italia: ''Tra il 20 e il 22 per cento. Mentre la media del Centro è del 5%. Un problema che continueremo ad affrontare con estremo rigore''.
Sull'aumento tariffario: 'Si parla per il 2021 di un incremento del tre per cento, la spesa per di una famiglia per l'acqua equivale a quella di un caffe al giorno. Non si tratta di un problema di incapacità a pagare, ma di educazione. Il trasporto, la potabilizzazione e la depurazione dell’acqua hanno dei costi, che inevitabilmente sono a carico dei cittadini”.
E sempre in merito agli atti della procura della Corte dei conti, è stato aggiunto che questi, oltre a riferirsi a un determinato periodo, ''non hanno come oggetto questa azienda, ma una omissione che è stata in qualche maniera rimproverata ai sindaci per non aver espletato il cosiddetto controllo analogo''.