

VITERBO - L’assemblea dei soci Talete ha approvato ieri a maggioranza la modifica dello statuto sociale che apre le porte al possibile ingresso dei privati nella gestione del servizio idrico in provincia di Viterbo. Quattro i voti contrari (Vasanello, Soriano nel Cimino, Bomarzo e Tarquinia). Non ha risposto alla convocazione invece il Comune di Viterbo, socio di maggioranza relativa della spa di via Romiti, sotto commissariamento.
L'individuazione dell'eventuale partner privato passa ora tramite una apposita gara. Tre i soggetti che in passato avevano manifestato un possibile interesse ad entrare nella società che getisce il servizio idrico integrato viterbese.
La votazione di ieri si basava sull’atto di indirizzo approvato il 28 aprile dalla conferenza dei sindaci dell’Ato, in cui viene definita ''ormai residuale'' per la Talete ''l’ipotesi di poter ottenere finanziamenti''. Da queste premessse, sta scritto sempre nell’atto, scaturisce ''la necessità di consentire l’ingresso di un socio privato nella società per ottenere: l’immediata immissione di liquidità, in termini di aumento di capitale; l’avvio di sinergie e risparmi gestionali; lo stimolo all’ingresso dei Comuni ancora non affidatari; ottenere, in ragione delle specifiche competenze del socio privato industriale, l’incremento di efficienza, efficacia ed economicità del servizio reso all’utenza''.

Sotto Palazzo Gentili mentre si svolgeva la votazione si è tenuto un presidio convocato dal coordinamento dei comitati ''Non ce la beviamo'', che da anni chiede invece l’effettiva attuazione della legge regionale 5 del 2014.
Dal punto di vista degli attivisti per l'acqua pubblica, l’approvazione dell'atto di indirizzo e orientamento del 28 aprile da parte dei sindaci poteva avvenire solo con un mandato preciso dei Consigli comunali. ''In quella sede - dicono gli attivisti - si è deciso di aprire la porta al privato, quando invece si potevano valutare ancora altre strade''.
Il comitato Non ce la beviamo ha lanciato un appello a tutti i candidati sindaci e consiglieri alle comunali e anche a quelli in carica che sono contrari alla privatizzazione dell’acqua, a impugnare quel provvedimento. ''Appello - riferiscono gli attivisti per l’acqua pubblica - che è stato accolto già da due dei candidati sindaci a Viterbo presenti al presidio, Frontini e D’Ubaldo''.
Intanto, tra i prossimi atti che il comitato si accinge a compiere c'è la richiesta della pubblicazione di tutti i documenti relativi all’assemblea di ieri: verbale e votazione. ''La nostra battaglia continua', afferma il coordinamento di ''Non ce la beviamo''.