

VITERBO – Il bilancio consuntivo è stato approvato e la traballante maggioranza di centrodestra a Palazzo dei Priori può riprendere, per ora, l’incerta navigazione verso la fine della legislatura.
I sì sono stati 19, alcuni in meno del previsto. Quello di Francesco Simoncini, La Destra, che si è astenuto, e quello del leghista Alfiero Spadoni, che invece ha votato contro. Astenuto un altro esponente de La Destra, Augusto Turchetti. L’Udc Paolo Barbieri ha invece votato in base a una norma (il comma 4 dell’articolo 46 della legge sugli enti locali), al solo fine di garantire, se ce ne fosse stato bisogno, il numero legale. Ma il suo voto al bilancio consuntivo va calcolato tra i contrari.
Tuttavia i problemi del Pdl e alleati sono ancora tutti sul tappeto. A cominciare dalle assenze. Ieri hanno di nuovo bigiato il consiglio in tre: Andrea Marcosano, assente per la seconda volta consecutiva, Gianluca Salza, e Francesco-Chicco Moltoni, ormai seduto per metà sugli scranni dell’opposizione.
L’unica questione che Marini potrebbe aver risolto, almeno formalmente, è quella dei seguaci dei Lombard made in Tuscia. La transumanza tra le loro fila dell’assessore Massimo Fattorini, annunciata proprio ieri, infatti, garantisce loro la rappresentanza in giunta che rivendicavano da tempo. “L’ingresso dell’assessore Fattorini nella nostra squadra – hanno commentato i consiglieri Umberto Fusco, Alfiero Spadoni e Maurizio Pinna – nasce dai dialoghi avuti negli ultimi tempi, durante i quali ci siamo resi conto che ci sono le condizioni per iniziare un cammino insieme. La sua uscita dal Pdl – aggiungono - è frutto di una situazione molto complicata che il partito nostro alleato, in questa amministrazione, sta attraversando. E’ nostra intenzione – concludono - mantenere fede all’impegno preso con i cittadini nel 2008. Nonostante le difficoltà tenteremo di non mandare il Comune al commissariamento”
Secondo indiscrezioni, però, uno dei tre leghisti, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non l’avrebbe presa bene. “Fattorini, malgrado l’uscita formale dal Pdl, è e resta un uomo di Marini – avrebbe masticato amaro – e ha indossato la nostra casacca solo per dar modo al sindaco di dirci che ora siamo anche noi in giunta”.
Nel Pdl restano in sospeso troppe questioni per far ragionevolmente presagire che ormai il peggio sia passato. C’è chi non si è ancora rassegnato all’idea che non potrà ottenere incarichi di di qualsivoglia genere in comune o in qualche non meglio specificata stanza di compensazione. C’è la lotta senza esclusione di colpi per il controllo del partito. Ci sono le guerre di posizione per assicurarsi le candidature alle prossime scadenze elettorali. Insomma, ci sono troppe cose in ballo per poter dire quanto la tregua raggiunta tra le varie correnti potrà reggere.
Intanto, però, Marini può sperare che fino a dopo Santa Rosa le cose fileranno via più o meno tranquillamente. Dopodiché parlare di crisi o di scioglimento anticipato del consiglio non avrebbe più senso. Alla fine della legislatura mancherebbero infatti cinque mesi. Ma l’assemblea di Palazzo dei Priori sarebbe di fatto sciolta dalla fine di febbraio. Insomma, Marini è ormai quasi sicuro di condurre in porto la sindacatura . Resta da vedere se il Pdl, partito del quale è anche coordinatore provinciale, sopravviverà altrettanto a lungo. Ma questa è tutta un’altra storia. E ben altri i protagonisti.