ANNO 16 n° 238
Sì longevo, mai sorpassato: lo spot della linea “Sì con Riso” di Scotti è un simpatico evergreen
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
26/08/2026 - 21:12
di Elsa Berardi

Gli spot della linea 'Sì con Riso' di Scotti: 

Merendine - Link: https://www.youtube.com/watch?v=l2fhYMycJIo

Biscotti - Link: https://www.youtube.com/watch?v=4fkSU3P7KpM

Crema spalmabile - Link: https://www.youtube.com/watch?v=tsIuBgm1oNA

VITERBO - Dura dal periodo pre-Covid, ormai tristemente noto con tale nomea, ma ha preso ad accompagnarci ad alleggerire la pandemia: anche in virtù della sua vena ironica, lo spot della linea “Sì con Riso” a marchio Scotti è dal 2019 nel broadcasting promozionale italiano.

Donne con capelli differenti tra di loro, un riconoscibile ragazzo palestrato e prodotti che hanno acquisito una scorza più familiare paiono aver tramandato la cultura del sano (e del salutistico) con tenerezza, facendo apparire le diete specifiche come varianti da vivere con gioia.

I prodotti che il claim raffigura, infatti, sono merendine, snack salati e altri stuzzichini complementari ai pasti rigorosamente privi di lattosio. Il jingle esclude questo elemento proprio con la sua struttura: “Sì con Riso” è la definizione dominante, “Senza lattosio” ne è apposizione diretta. Una grammatica della comunicazione che non si fa scrupoli a disegnare nuovi costrutti, connotando ogni feature di svolgimento con sorrisi, movimento e balli musicati.

Il focus del nostro girato promozionale, tuttavia, è l’integrare categorie o il normalizzare un leitmotiv? Questo, complice la cortina di magia prestigiata che la creatività pubblicitaria innesta, non lo sapremo mai con limpidezza.

È pur vero che, pur non proponendo un messaggio progresso o dichiaratamente educativo alle differenze, l’inno di Scotti al “buono, ma senza” è stato un gigante nell’aver modificato la nostra percezione delle infrazioni alimentari: seguire una dieta prescritta a un certo punto, fino al decennio scorso, avrebbe riscosso tutt’altro che ammirazione; oggi i nostri punti vendita pullulano di cibi “puliti”, o quantomeno adatti al consumo di più fasce. È questa la direzione migliore?

Non sempre togliere nutrienti essenziali da un alimento o persuadere anche chi possa mangiarlo che, sebbene in quantità appropriate, sia da declinare è la scelta più giusta: i prodotti senza lattosio possono conquistare anche i non intolleranti, ma bisogna ricordare che sono pensati per condizioni ben definite. 

In secondo luogo – distaccandoci dallo spiritoso ciak verde acqua che apre il nostro spot – la nutrizione non è uno show a telecamera aperta, ma la base del nostro sostentamento e un segnale di amor proprio, dedizione a sé stessi e alle persone amate, nonché una lente sulle condizioni socio-economiche e sui gusti personali.

Dunque, per renderla davvero egualitaria e farne una diffusa miglioria, basterebbe utilizzare il metro della nostra sazietà, delle disponibilità dei nostri territori e, soprattutto, della condivisione. È in fondo questo il trait d’union che lega gli attori protagonisti della campagna: l’impegno nel rendere appetibile un percorso alimentare in parte curativo.

Salti, volteggi nell’aria, spaccate e sportività possono essere un punto di partenza efficace, ma ancora meno escludente è considerare la dieta un mezzo per contrastare i sintomi, anziché un fagocitante obiettivo sociale.






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