ANNO 16 n° 273
''Sull'arsenico le istituzioni dormono''
L'intervento di Paola Celletti dopo il monito dell'Ue sull'acqua potabile
25/01/2019 - 02:51

VITERBO – Per l’Italia è arrivato un nuovo richiamo da parte dell’Unione Europea sulla questione arsenico nell’acqua potabile della Tuscia. Secondo quanto riportato nella nota, ''le autorità italiane non hanno ancora adottato gli opportuni provvedimenti'' per poter porre rimedio al problema.

Dello stesso avviso di quanto sostenuto dal documento UE anche Paola Celletti, del comitato Non ce la beviamo. ''Da tempo sosteniamo che sul tema arsenico non si è fatto ancora abbastanza – spiega la Celletti -. L’arsenico è un cancerogeno certo di classe A, e nonostante questo in diversi comuni vengono ancora registrati valori molto elevati. Questo aspetto non va assolutamente sottovalutato, ma anzi andrebbe anche correlato con il registro dei tumori nella Tuscia, evidenziando anche maggiormente il problema che sta vivendo il nostro territorio''.

Ed è stata la stessa Commissione europea ha ribadire il rischio per la salute umana generato dalla prolungata assunzione di acqua contaminata. ''Per un lungo periodo di tempo l'acqua potabile, erogata in 16 zone di approvvigionamento idrico nella regione Lazio, in provincia di Viterbo, ha superato i parametri stabiliti per l'arsenico e/o il fluoruro – riporta la nota Ue -. Ciò può costituire un rischio per la salute umana, in particolare per i bambini di età inferiore ai 3 anni''.

Ma non è solo questo il punto: Bruxelles ha bacchettato l’Italia anche per non aver adeguatamente informato i cittadini sui potenziali pericoli a cui sono esposti. ''Le autorità italiane non hanno rispettato l’obbligo di informazione e di notifica ai consumatori in merito agli eventuali rischi per la salute'' afferma in conclusione la nota di richiamo inviata. Un parere che, anche in questo caso non può non trovare d’accordo Paola Celletti. ''Non solo non è stato affatto nulla di concreto, ma non si spiega nemmeno ai cittadini quello che verrà fatto nel futuro – afferma ancora la rappresentante della lista Lavoro e Beni Comuni -. Le istituzioni su questo tema dormono: pensano solo a fare una gestione a livello di S.p.a, senza curarsi della qualità dell’acqua. E la cittadinanza resta all’oscuro di tutto mentre si aumentano le bollette''.

Per l’Italia poi, non si tratta del primo richiamo: già nel 2014 infatti, da Bruxelles era giunta una lettera di monito nei confronti del Governo. Per evitare di andare incontro ad una procedura d’infrazione, il nostro Paese ha due mesi di tempo per dare delle risposte concrete, ma secondo la Celletti non sarà facile farlo. ''Manca un piano risolutivo in atto: il dearsenificatore è una risoluzione provvisoria. C’è bisogno di mettere in atto un progetto concreto e di tenere informata la cittadinanza sulla grave situazione e attualmente stiamo pagando per un’acqua che a Viterbo ha valori nei limiti ma in diversi altri comuni è di gran lunga al di sopra dei limiti consentiti dalla legge''.






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