



VITERBO - Il copione si svuota, le parole cadono, le persone avanzano: è una mattina qualsiasi nei cieli e nelle case d’Italia e del mondo, ma le emozioni che trapelano da una colazione condivisa rinnovano di purezza l’inizio della giornata. Un’abitudine sana e consolidata come quella del primo pasto, anche primo momento comunitario abituale, presuppone però l’acquisto di una selezione equilibrata di prodotti, in modo che ogni figura dello stesso nucleo affettivo possa beneficiare di ciò che preferisce.
Quando preferenza nei gusti e necessità si incontrano, è molto difficile che la seconda, altrettanto importante e forse più carica di lezioni, prevalga sulla prima: certo, è essenziale che tutti siano felici e in forze con alimenti adeguati nel piatto, ma il messaggio della colazione è l’amore per le presenze, più che il favorire le distanze e il fare appunti.
Kellogg’s opera in questa direzione da ben 7 anni: scegliere cosa mettere nel carrello, se i classici cereali o uno sfizio più elaborato, non è cosa comune e non è detto che sia sempre utile. In un presente che si impone costantemente per inseguire ciò che piace, che fortifica con l’arte la percezione della bellezza e che arricchisce con la poesia e il colore il desiderio di vedere, è fondamentale ritornare a volere con saggezza, credere con speranza e sentire senza pregiudizio. Insomma, orientarsi con parsimonia di desiderio tra gli scaffali del supermercato, rispolverando le sensazioni autentiche e senza prezzo.
Nella campagna pubblicitaria lanciata in occasione dell’apertura dei Breakfast Club, periodiche iniziative che vedono il contributo della Croce Rossa Italiana, si vede una bellissima famiglia di tre persone che gusta la sua colazione, forse una situazione data fin troppo per scontata. Diversa è la situazione del secondo nucleo famigliare: un papà, una mamma, un bimbo in età scolare e un neonato già spiritoso condividono lo stesso divano, ma si trovano in un punto della casa decisamente meno agevole per mangiare e hanno appoggiato i cereali su un tavolino. Il sorriso del neonato coinvolge teneramente il papà, facendolo emozionare per lo stare insieme.
Non ci sono sipari, ma facce, vite vere, vite che sono già integrate nel mondo, ma non attendono commiserazione: a loro manca solo uno spontaneo aiuto per rialzarsi. Il nonno stringe a sé il nipotino sul seggiolino che mangia la sua porzione autonomamente, quasi a voler sottolineare che la necessità acuisce le virtù personali e relazionali.
Ma qual è il compito dei Breakfast Club? L’iniziativa è un progetto unico di Kellogg e Croce Rossa Italiana volto a donare una prima colazione equilibrata ai bambini delle scuole elementari appartenenti alle fasce più fragili della popolazione. Capisaldi che si illuminano con il solo guardare gli occhi di un bambino con la sua ciotola, il latte e i cereali. I Breakfast Club sono la vera tavola calda, la mensa felice, la convivialità che si matura dall’infanzia, il pregio di una vita finalmente a portata di sogno, seppur ferma nel suo essere reale. La Croce Rossa ha di questo intento il merito originale, essendo spalla dell’azienda, ma cuore internazionale delle associazioni.
Kellogg’s mostra in questo modo che il claim può essere uno scrigno di etica e virtù, un mezzo per comunicare che non si limita a decantare il mistero di un prodotto inimitabile, attingendo con strategie fulminee al verosimile, ma aprendo a prospettive di fattualità e genuinità di intenti e immagini.
Ci verrebbe soltanto da augurare buon appetito, ma la galleria di sorrisi immensi che arriva a travolgerci è la ricompensa immateriale della sinergia tra sostegno al difficile, cura del bello e scelta del buono.