ANNO 16 n° 275
Suicida perché gay, i genitori: «Non abbiamo saputo capire i tormenti di nostro figlio»
13/08/2013 - 10:05

Un quadro familiare complesso, chiuso. Un ambiente che forse Marco soffriva, nel quale all'improvviso non si è ritrovato più. «Non l'abbiamo capito. Non abbiamo compreso cosa stava vivendo, quali tormenti lo angosciavano da un po' di tempo». Quella dei genitori del quattordicenne suicida una settimana fa, probabilmente perché omosessuale, non è una giustificazione ma il drammatico racconto di ciò che è accaduto nelle ultime settimane nella loro casa a Torraccia di San Basilio, periferia est della Capitale.

 

Ascoltati dai magistrati che indagano sulla morte del loro unico figlio, il padre e la madre di Marco potrebbero essere convocati di nuovo in Procura nei prossimi giorni insieme con gli insegnanti e qualche compagno di scuola dell'adolescente. Sebbene il fascicolo d'inchiesta sia rubricato come «K» - senza indagati e ipotesi di reato -, gli inquirenti non escludono infatti che nel prosieguo delle indagini si possa ipotizzare l'istigazione al suicidio.

 

«Negli ultimi giorni nostro figlio aveva accennato a qualche problema personale, ma non era mai andato oltre», hanno aggiunto i genitori sconvolti dal dolore e ancora sotto choc. Eppure Marco non era un ragazzo solo. Era seguitissimo dalla famiglia - «la famiglia cuore», come era soprannominata nel bar sotto casa dove andava sempre a fare colazione -, aveva la sua piccola comitiva di amici.

Ma proprio al padre era indirizzato il biglietto d'addio lasciato sulla scrivania nel quale - stando alla ricostruzione della polizia - il quattordicenne avrebbe rivelato di essere gay. Quello che a parole non era mai riuscito a esprimere. Non si esclude che prima di togliersi la vita Marco abbia tuttavia cercato di affrontare il discorso con i genitori, ma per qualche motivo si sia poi tirato indietro. Forse è bastata soltanto una parola, un commento sbagliato.

 

Per la polizia, che ha svolto i primi accertamenti sul suicidio (confermato dall'autopsia) ma poi non ha ricevuto deleghe dalla procura, dietro al gesto estremo del ragazzo non ci sarebbe il disagio per offese o atti di bullismo subìti fuori casa. Altre risposte potranno forse arrivare dall'analisi delle memorie del computer usato sia da Marco sia dai genitori, e del suo telefonino, come anche dai messaggi nella cronologia del profilo su Facebook dal quale il quattordicenne - secondo testimonianze di alcuni ragazzi di San Basilio non ancora confermate dall'esame delle pagine web - avrebbe tolto pochi giorni fa le sue fotografie, lasciandone però altre.

 corriere.it






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