ANNO 16 n° 276
Successo per “Gli enigmi degli albarelli del servizio B, Bo, B parafatto”
Sabato 23 Luglio alle ore 17.00 presso il Museo della Città di Acquapendente
05/08/2011 - 09:27

Sabato 23 luglio alle ore 17.00 presso il Museo della Città di Acquapendente si è svolta una conferenza di Alberto Piccini su “Gli enigmi degli albarelli del servizio B, Bo, B parafatto”.

Dopo la presentazione dell’evento da parte del direttore del Museo Renzo Chiovelli, il saluto da parte dell’Assessore alla Cultura Alessandra Terrosi e con la presenza del Sindaco Alberto Bambini, prende la parola lo studioso milanese Alberto Piccini, esperto di storia della maiolica del Rinascimento italiano, che prima del suo intervento in sostituzione di Claudio Casadio direttore della Pinacoteca Civica di Faenza assente per motivi di salute, riepiloga brevemente 150 anni circa di “bibliografia” sul “servizio B”.

Tutto inizia nel lontano 1873 con il FORTNUM che attribuisce gli albarelli alle fornaci di Faenza, segue nel 1913 lo studioso tedesco Falke che li assegna a Siena pensando che la sigla Bo sia la firma di Benedetto da Siena. Appena un anno dopo viene smentito dal Rachkalm Direttore del Victoria and Albert Museum di Londra, che riassegna il tutto a Faenza; nel 1974 la studiosa francese J. Giacomotti nelle schede dei 4 vasi del Louvre insiste ancora su Faenza, dagli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, esplode la caccia al centro di produzione ceramica di questi vasi diventati nel frattempo famosi: Castelli d’Abruzzo, Deruta, Montelupo, Urbino ed ancora Faenza, coinvolgendo gli studiosi più importanti europei e statunitensi. Perché tanta curiosità ed attenzione ?

Gli alberelli del Bo sono effettivamente tra i più belli della maiolica del XVI° secolo, sono dipinti con smalti molto brillanti e vetrosi (compreso il rosso ed il lustro), istoriati con immagini suggestive, ma probabilmente ciò ha scatenato l’attenzione di collezionisti, studiosi e curatori di Museo di tutto il mondo sono le allegorie amorose ad alcune immagini erotiche. Piccini si chiede perché nella città di Acquapendente da sempre “papalina” e “guelfa” , siano state dipinte e cotte quasi tutte le maioliche del periodo, con temi erotici ed amorosi (unico enigma del Bo insoluto!).

Lo studioso che di è origine toscana ma vive e risiede a Milano da oltre 40 anni, spiega come sia arrivato a scoprire la ceramica aquesiana dopo aver studiato quella di Ravenna, spinto dalla ricerca spasmodica del “Petal-Back”, il decoro principe della Superbottega e la grande maiolica di fine XV° ed inizi del XVI° secolo. Ad Acquapendente in questo periodo operano vasai che provengono da Siena, Pesaro, Ravenna ed altri centri minori, che insieme ai figuli itineranti della Superbottega, si integrano perfettamente con una realtà locale di tradizione secolare realizzando il miracolo, la magia, tra arte, tecnica ed alchimia, di quel fenomeno produttivo meraviglioso che va appunto sotto il nome di “Petal-Back”. Poi Piccini comincia a svelare gli einigmi” iniziando da quello che ha turbato i sonni di tanti studiosi per oltre un secolo; dove sono stati prodotti gli albarelli del Bo? In quale centro di produzione ceramica ?

Certamente qui ad Acquapendente assicura Piccini e lo dimostra con sicurezza proiettando oltre 200 immagini tra cui i 23 albarelli conosciuti più due inediti (uno ritrovato recentemente in loco), citando documenti di archivio, frammenti e scarti di fornace e tutto ciò che serve allo studioso per far luce su eventi così lontani nel tempo. Piccini presente una serie notevole di concordanze tra i decori presenti sulla spalla e sul piede degli albarelli Bo e quelli sui vasi arcaici (prima metà del XIV° secolo) dello scavo di S.Agostino in Acquapendente e che insieme alla identica disposizione dell’immagine primaria dipinta in due riquadri filettati, delinea una specie di mosaico di indizi e di prove molto convincenti. Nella seconda parte della conferenza lo studioso spiega che la sigla B, BO, B paraffato apposta sul verso dei vasi, è la firma del pittore itinerante di origine pesarese Bartolo di Tommaso di Pace (terza generazione dei Pace di S.Angelo in Lizzola). I 25 vasi superstiti appartengono a più spezierie private prodotte tutte ad Acquapendente nell’arco di circa 40 anni e non portano iscrizioni farmaceutiche probabilmente perché contenevano sostanze afrodisiache , droghe etc. Dopo il relatore principale la Giuliana Gardelli di Rimini, illustra nel suo breve ma efficace intervento la parte artistica ed iconografica relativa agli albarelli Bo e dell’influenza nettissima dell’opera grafica di Nicoletto da Modena sui figuli della bottega dei Marini e de Pace. Infine Gincarlo Bojani, il famoso ceramologo già per decenni Direttore del M.I.C. di Faenza chiude l’interessante convegno aquesiano confermando le tesi del Piccini e della Gardelli pur con qualche distinguo. Molta gente in sala, tanti collezionisti, antiquari, studiosi, addetti ai lavori venuti da ogni parte d’Italia ed applausi finali per i relatori.

 

 

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