ANNO 16 n° 275
Stupra compagno
di cella a Rebibbia
trasferito a Mammagialla
Aveva violentato un 22enne
13/05/2016 - 02:00

VITERBO – Insieme ad un connazionale avrebbe violentato un ragazzo romano di 22 anni, prima minacciandolo e costringendolo ad atti di servilismo (come fare le pulizie) e poi appunto usandogli violenza. Ora, dal carcere di Rebibbia, il ventenne romeno C. D. S. è stato trasferito nel carcere Mammagialla di Viterbo.

La storia risale allo scorso marzo. Quando il 22 romano con seri problemi psicologici finisce dietro le sbarre, e viene messo in compagnia di altri due detenuti, romeni, considerati altamente pericolosi. Oltre a C. D. S., infatti, nella cella numero 13 del penitenziario romano è rinchiuso anche C. C. A., 24 anni, catturato in Norvegia e poi estradato in Italia e ritenuto tra i responsabili dell’omicidio di un imprenditore tedesco, ucciso lo scorso 7 novembre nel suo appartamento del quartiere San Lorenzo.

Sarebbe stato lo stesso giovane italiano a chiedere alla direzione di Rebibbia di essere trasferito in quella cella, per stare vicino a C. D. S., al quale avrebbe chiesto protezione subito dopo essere entrato in carcere. Viene accontentato. Ma i soprusi dei due romeni (altri due sono stati denunciati per favoreggiamento: avrebbero assistito alle violenze senza denunciarle) cominciano subito. Intimidazioni, minacce, richieste di pulire la cella, di cedere loro effetti personali e generi alimentari che il 22enne romano riceveva dall’esterno, dai parenti. Fino alla serata dell’11 marzo. Quando, secondo le ricostruzioni dei carabinieri del Nucleo operativo di via In Selci (gli stessi che mercoledì hanno notificato ai violentatori le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip Angela Gerardi su richiesta del pm Pantaleo Polifemo), sarebbe scattata la violenza sessuale. Il giovane, dopo aver assunto i farmaci tranquillanti che doveva prendere, sarebbe stato violentato nel bagno della cella, sotto la minaccia di una latta tagliente puntata alla gola. Come se non bastasse, il giorno successivo i suoi stupratori lo avrebbero preso in giro, storpiandone il nome al femminile.

La psichiatra del carcere e la polizia penitenziaria sono stati i primi ad accorgersi del disagio del giovane dopo la violenza. E i suoi nuovi compagni di cella (la 16, ad appena tre celle di distanza da quella dell’incubo) ne hanno raccolto lo sfogo.

Ora i due violentatori sono stati trasferiti: C. C. A. nel carcere di Frosinone, C. D. S. in quello di Viterbo.






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