ANNO 16 n° 275
Stroncata fiorente attivitą di spaccio a Vetralla
Scoperta maxi piantagione di marijuana in nota azienda agricola
31/05/2012 - 15:29

 di Alessia Serangeli

VITERBO – Un’azienda agricola specializzata nella coltivazione di prodotti esclusivissimi; tanto da essere venduti in bustine di cellophane “griffate”.

Il marchio di fabbrica? Una foglia di marijuana sinonimo, per i numerosi acquirenti, di qualità.

Sì, perché più che alla coltivazione di ortaggi, frutta e verdura, l’azienda agricola - che si erge su un terreno grande la bellezza di tredici ettari in località Carrozza, a Vetralla – era conosciuta dai consumatori per la vendita di erba eccellente, dalle proprietà allucinogene. Che i gestori, gentilissimi, facevano addirittura provare in loco ai clienti.

E’ stata denominata “Happy farm” (fattoria (molto) allegra), l’operazione con cui gli uomini del maresciallo Angelo Ciardiello, comandante della stazione di Vetralla, hanno stroncato una fiorente attività di spaccio gestita dal proprietario dell’azienda, S.R., 55 anni, insieme al figlio S.A. (27), e alla sua compagna, F.T., 26 anni. Quest’ultima, laureanda in Biologia, è considerata la vera esperta dell’organizzazione.

Tutti e tre, arrestati all’alba di oggi (31 maggio), devono rispondere di detenzione, produzione e coltivazione ai fini di spaccio.

Il blitz è scattato alle 5 di questa mattina, quando i carabinieri hanno fatto irruzione nello sconfinato podere di S.R., perquisendolo per lungo e per largo. Fino alla scoperta di una grotta naturale, alla quale si poteva accedere tramite un cunicolo il cui ingresso era stato ricavato in un rudere dell’azienda ormai in disuso.

Qui i militari si sono trovati davanti una serra sofisticatissima, dotata di impianti di umidificazione, irrigazione e illuminazione. Ma c’era anche l’essiccatoio, poco distante dalla grotta e nascosto da teloni di plastica. “Sebbene non siamo nuovi ad esperienze di questo genere, ci ha sorpreso la strumentazione di altissimo livello rinvenuta”, ha ammesso Ciardiello.

“Nella grotta abbiamo recuperato settanta piante di marijuana adulte, che hanno prodotto oltre ventisette chili di stupefacente”, hanno spiegato durante la conferenza stampa il capitano Raffaele Gesmundo, comandante della Compagnia di Viterbo, e il maresciallo Ciardiello.

Non solo: sparsi in diversi nascondigli di una taverna, sono state trovate confezioni (quelle di cellophane griffate) di “maria” da 50, 20, e 10 grammi per un totale di un altro chilo tondo tondo di stupefacente.

“E’ probabile che la crisi economica – ha detto in conclusione Ciardiello – sia alla base della scelta dei gestori di diventare produttori e spacciatori di droga”. Redditizio escamotage che, fino a questa mattina, ha consentito ai tre di mantenere in piedi l’azienda agricola.

 

Facebook Twitter Rss