


di Fabio Tornatore

VITERBO - Ancora esposto nella piazza intitolata ad Antonio Gramsci lo striscone che inneggia alla 'remigrazione', costrutto sociologico del ritorno volontario da parte di migranti nella propria terra natia ma preso a prestito dai movimenti di estrema destra fondandolo su una presunta minaccia di sostituzione etnica. Nella città di Viterbo sono 3640 i cittadini stranieri extracomunitari, su una popolazione di 66 mila abitanti, mentre sono 11496 nell'intera provincia della Tuscia, su circa 300 mila persone.
Il 15 giugno scorso un'ordinanza del Comune di Viterbo ne imponeva la rimozione entro 10 giorni perché lo striscione era abusivo e violava le norme amministrative sulla pubblicità, pena la rimozione da parte dell'Ente 'in danno' all'associazione che lo ha installato.
L'ordinanza, lungi dall'essere arrivata tempestivamente, è stata emanata dopo che le associazione dedicate al sociale e alla promozione della pace hanno sollevato la polemica.
Il concetto di 'remigrazione', così come lo intendono i movimenti politici che ne promuovono l'adozione come norma dello Stato, prevederebbe il rientro nella propria terra di origine dei migranti presenti sul territorio nazionale italiano.