

Rischia la pena di morte il soldato americano di 38 anni sospettato di aver massacrato 16 civili afghani, tra cui tre donne e nove bambini: lo afferma il segretario alla Difesa statunitense Leon Panetta.
Il sergente dovrà essere processato davanti ad una corte marziale secondo il codice di giustizia militare negli Usa. Questo prevede tra le possibili sanzioni anche la pena capitale, ha spiegato il capo del Pentagono ai giornalisti.
L'episodio, per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, mostra l'importanza di proseguire con la transizione della responsabilità della sicurezza alle autorità afghane. Obama si è detto determinato a proseguire con il ritiro progressivo delle forze Usa. Nel frattempo emergono nuovi particolari sul soldato autore della strage: avrebbe subito un trauma cranico durante un incidente in Iraq. Ma sale la rabbia tra gli afghani, con le prime manifestazioni anti-americane dopo l'episodio.
L'incidente «segnala l'importanza di una transizione in linea con i miei piani affinché gli afghani assumano una maggiore iniziativa sulla sicurezza», ha detto Obama in un'intervista, in cui ha allo stesso tempo respinto ogni paragone con la strage di May Lai del 1968, nel corso della guerra in Vietnam, in cui militari americani furono accusati di aver ucciso deliberatamente circa 350 civili vietnamiti. «Non è paragonabile», ha detto. «Qui apparentemente è stato un solo uomo ad agire, per conto suo, in maniera tragica, tragica», ha poi aggiunto.
Quanto accaduto, ha affermato ancora, «non rappresenta in alcun modo gli enormi sacrifici che i nostri uomini e donne hanno compiuto in Afghanistan». Il presidente Obama ha quindi affermato che la guerra in Afghanistan «è stata incredibilmente pericolosa sin dall'inizio, e non sarà più facile nei prossimi mesi», ma, ha aggiunto, «allo stesso modo con cui ho riportato le nostre truppe a casa dall'Iraq, sono determinato a portarle a casa dall'Afghanistan» e «dobbiamo farlo in un modo responsabile».
Dopo il rogo del Corano nella base di BagramCirca 400 studenti hanno manifestato contro gli Stati Uniti a Jalalabad, principale centro dell'est dell'Afghanistan, nella prima protesta antiamericana nel Paese dopo l'uccisione di 16 civili afghani da parte di un soldato Usa. I manifestanti hanno marciato urlando «morte all'America, morte a Obama», e chiedendo che l'autore del massacro sia processato pubblicamente in Afghanistan.
Non hanno tardato a farsi sentire i talebani, che hanno minacciato di decapitare i «sadici» soldati americani, come vendetta della strage di 16 civili compiuta domenica scorsa da un militare Usa nella provincia di Kandahar.
Ha subito un trauma cerebrale in un incidente in Iraq il soldato americano autore della strage, hanno rivelato fonti militari Usa protette dall'anonimato, aggiungendo che si tratta di un sergente, addestrato all'uso di fucili di precisione e all' assistenza di operazioni di unità specializzate come i Navy Seal o i Berretti Verdi. Il militare, le cui generalità restano al momento segrete, ha 38 anni, è sposato ed è padre di due figli. È entrato nell'esercito americano 11 anni fa e da allora ha compiuto tre ferme in Iraq, prima di essere dispiegato in Afghanistan, nel dicembre scorso. Al momento della strage era di stanza a Camp Belambay, un remoto avamposto. Secondo quanto ha appreso la Abc News, mentre era in missione in Iraq ha subito un trauma cranico, in seguito ad un incidente stradale, ed è stato poi curato e giudicato guarito, pronto per missioni di combattimento. È stato anche sottoposto agli esami psicologici necessari nell'ambito dell'addestramento come cecchino, che ha superato nel 2008, così come ad esami di routine dello stesso tipo. Attuamente fa parte della Brigata Stryker e la sua base di provenienza, riferiscono altre fonti, è la Lewis-McChord, nello stato di Washington.
Dopo la strage, la sua famiglia è stata accolta all'interno della base stessa, per motivi di sicurezza. Dopo il suo terzo ritorno dall'Iraq, riferiscono ancora le fonti, il sergente aveva avuto dei problemi con la moglie, aveva faticato a reinserirsi nella sua famiglia, ma poi li aveva superati, prima di ripartire, questa volta per l'Afghanistan.
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