

VITERBO - Riporto il titolo di un articolo (''I furbi e i fessi'') che Giorgio Bocca scrisse, sul giornale la Repubblica, quando morì, assassinato, il Dott. Giorgio Ambrosoli, liquidatore del Banco Ambrosiano (leggi Sindona e amici), dove con il termine fessi, si volevano provocatoriamente additare coloro che, onestamente, lealmente, anche con il sacrificio della propria vita, servivano lo Stato.

Oggi, 23 maggio 2022, trentesimo anniversario della morte, per mano assassina del giudice Giovanni Falcone, della dottoressa Francesca Morvillo e di tutti gli uomini della scorta (mi) sorge la riflessione se la commemorazione di questo (triste) anniversario sia tale, una commemorazione cioè, o una beffa: ''i furbi'' che vivono ancora ancora ed ''i fessi'' che non ci sono più.
Anche chi è poco avvezzo a leggere giornali o articoli sui social, dal tempo di quelle morti ad oggi, i nomi che ''fanno la storia'' di questi tempi, sono ''ancora'' sempre gli stessi: ''figuri'' che, concorrendo anche in reati di stampo mafioso, e pur avendo scontato chi quattro, chi cinque, chi 7 anni di condanne giudiziarie, se ne guardano bene dallo ''scontare'' la responsabilità politica di quegli anni e di questi attuali, come se la responsabilità politica fosse una frase vuota e inesistente.
Strumentale trincerarsi dietro ''le decisioni della Magistratura'', per creare confusione nei rapporti tra i poteri dello Stato, senza mai ''scontare'' le proprie responsabilità.
Tuttavia, i ruoli, come sempre ci ha dimostrato la Storia, non si invertono mai: ''i furbi'' (con la f minuscola) viventi, non raggiungeranno MAI la statura e la grandezza morale dei ''Fessi'' (questi sì, con la F maiuscola) ... E NON È RETORICA.
Franca Marinelli
