ANNO 16 n° 197
Strada Pian di Tortora, venti giorni dopo nulla è cambiato
La discarica continua a crescere, ma il problema va oltre i rifiuti: il senso civico non può fermarsi davanti al portone di casa
Andrea
16/07/2026 - 06:48
di Andrea Farronato

VITERBO – A distanza di quasi venti giorni dalla nostra prima segnalazione, una cosa appare evidente, che dei rifiuti, almeno in Strada Pian di Tortora, sembra non importare più a nessuno.

Circa tre settimane fa avevamo raccolto la denuncia di un residente, esasperato dalle condizioni in cui versa questa strada alle porte della città, trasformata nel tempo in una vera e propria discarica a cielo aperto.

Nei giorni scorsi lo stesso residente ci ha inviato nuove fotografie. Il risultato? In quasi venti giorni nulla è cambiato. Anzi, la quantità di rifiuti è ulteriormente aumentata, segno che, invece di provare a risolvere pulendo, qualcuno ha continuato invece utilizzarla come se fosse una pattumiera.

Ma forse la domanda da porsi è un'altra.

Quando si parla di degrado è facile cercare un unico responsabile: il Comune, chi gestisce il servizio, gli animali selvatici o il singolo incivile. In realtà, situazioni come questa raccontano qualcosa di più profondo. Raccontano che troppo spesso il nostro senso civico si ferma dove finiscono le nostre mura domestiche.

Eppure quella strada, seppur distante chilometri dalla nostra abitazione, è comunque parte del territorio in cui viviamo. È casa nostra tanto quanto la via che ci passa sotto casa. Ogni sacchetto lanciato dal finestrino, ogni rifiuto abbandonato lungo una cunetta, contribuisce a peggiorare un luogo che appartiene a tutti noi.

È giusto chiedere interventi, controlli e pulizia. Ma è altrettanto giusto ricordare che nessun servizio di raccolta può sostituire il rispetto per l'ambiente in cui viviamo. Se continuiamo a sporcare, ogni bonifica rischia di essere vana.

Forse, allora, prima ancora di educare i più giovani, dovremmo tornare a educare noi stessi. Perché il senso civico non termina sulla soglia di casa nostra. Inizia proprio da lì e continua ovunque mettiamo piede.

La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto 'di chi è la colpa se Viterbo è ridotta così?', ma anche 'che cosa posso fare io perché non lo sia?'.






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