ANNO 16 n° 274
Storia di una turista per due giorni a Viterbo
Viterbo da scoprire di Chiara Mastrosani
14/09/2023 - 06:07

VITERBO - Viterbo è una di quelle città che ti accoglie un passo alla volta, non si avventa su di te con duomi e palazzi magnificenti ma ti guida attraverso vie millenarie, case in pietra, mura inespugnabili e una storia senza tempo, o meglio al di là del tempo concepibile, nonostante oggi sia tanto viva e giovanile.

Piena di piazzette e chiese, Viterbo non si è trasformata per accogliere i turisti, ma accoglie i turisti rendendoli parte di sé. Perché quando metti piede in questa città ti sembra di passeggiare in un grande borgo e ti senti circondato da una cordialità d'altri tempi.

Non c'è possibilità di andarsene di qui senza che almeno una decina di abitanti del posto non ti abbiano parlato della Macchina di Santa Rosa, che dà vita all'evento più importante dell'anno. All'inizio non capivo come il trasporto di un baldacchino potesse essere patrimonio dell'UNESCO, poi invece capita di trovarsi in città a settembre, quando quella Macchina rimane esposta, e allora ti scopri profondamente commosso di fronte a un oggetto alto trenta metri, dal peso di 52 quintali, che viene portato in spalla da un centinaio di uomini che in alcuni punti della città devono scansare le teste all'interno del baldacchino perché il passaggio è al limite della larghezza. È di fronte a quella immensa torre, più alta della chiesa di fronte a cui è posta, che comprendi come l'uomo, quando vuole, può fare cose davvero incredibili.

Da Viterbo non puoi andartene senza sapere che questa è la città dei Papi, dei profferli e della pietra grigia, che qui è nato il 'Conclave', che le tracce degli etruschi sono ovunque. E quando vedi i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nelle maestose colonne della Chiesa di San Lorenzo, capisci quanto le guerre siano stupide, oltre che crudeli.

Naturalmente, poi, la sera non possono mancare i 'lombrichelli' nelle hosterie che mantengono i piatti della tradizione dal sapore di casa.

Credo che la cosa più bella di Viterbo sia l'umiltà di una città che non cerca di fregarti, che vuole solo mostrarsi in tutta la sua bellezza.

Trovi gente del luogo che ti accompagna a vedere quella via che è un gioiello ma che pochi conoscono, che ti racconta un aneddoto o ti mostra il particolare che non avresti mai potuto cogliere da solo; artisti che suonano Beethoven nella chiesa dove predicava Tommaso d'Aquino; incontri il signor Gianni che ti fa dono di un preziosissimo oggetto dal valore inestimabile, soltanto perché gli sei rimasto simpatico.

 

Bastano un paio di giorni per godere a pieno di questa città:

- Fate il biglietto per vedere il Palazzo dei Papi con Museo Etrusco annesso. Costa 10 euro e con l'audio guida scoprirete notizie degne di nota.

- Visitate la Chiesa di Santa Maria Nuova, la sua semplicità e al contempo la maestosità lasciano senza fiato. Subito lì a fianco c'è un magnifico chiostro longobardo che ha più di mille anni ed è in perfetto stato. Quasi di fronte un'altra chiesa con affreschi di colonne dall'effetto prospettico unico.

- Mangiate il gelato di Ugo in Piazza del Plebiscito: è il più grande della storia ed è buonissimo.

- Andate al Monastero di Santa Rosa dove è esposto il suo corpo rimasto incorrotto, è una esperienza davvero particolare. E subito dopo visitate lì a fianco la casa dove la Santa è cresciuta, è gratis e soprattutto c'è Gianni.

- Mangiate in una qualsiasi osteria.

- Prenotate una camera in centro storico: i prezzi sono onesti e vi potete scordare l'auto per due giorni.

- Girate un intero pomeriggio senza meta, perdetevi in vicoli meravigliosi e parlate con più gente possibile: non vedono l'ora di dimostrarvi che questa città vale la pena di essere vissuta.

- Andateci a settembre perché non potete non vedere dal vivo la Macchina di Santa Rosa.

 

Sant'Angelo di Roccalvecce

Esiste un luogo, a venti minuti da Viterbo, che è anche un non luogo. Un posto di persone anziane che vivono immersi nelle fiabe. Un piccolo borgo dov'è possibile perdersi, finalmente, che pare tanto irreale da essere autentico.

Murales come questi difficilmente se ne vedono in giro. E scoprirete, in una delle vie, un museo contadino sempre aperto dove il cartello parla chiaro: 'Tutti questi attrezzi sono ricordi di una vita: rubarli non vi arricchisce'. Sembra di tornare indietro di ottant'anni , di immaginare la vita di gente che poteva essere tua nonna, che lasciava le case aperte perché non c'era bisogno di rubare quando tutti erano abituati a condividere. Nel libro dei saluti abbiamo lasciato la nostra traccia: 'Anche noi, contadini di nuova generazione, traiamo spunto da questa grande fiaba collettiva che è il nostro passato'.

A noi questa fuga è piaciuta molto e ci ha ricordato che sono più le persone che meritano il nostro tempo di quelle che ce ne rubano. E le cose da vedere sono spesso proprio dietro l'angolo.

L'Italia è bella, e così la gente che la abita






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