ANNO 16 n° 272
''Stop agli allevamenti intensivi''
Volpi: ''Il problema č amministrativo, bisognava metterci mano giā anni fa''
31/01/2017 - 07:27

di Antimo Verde

VITERBO – Allevamenti intensivi di polli a Grotte, le risposte della politica e di Coldiretti. Il caso è stato sollevato dalla garden designer Valentina Lorenzetti che con una petizione online si è mobilitata per fermare la moltiplicazione dei capannoni zootecnici nella frazione viterbese. In due mesi la sua lettera su Change.org (indirizzata a varie autorità istituzionali, tra cui il sindaco Michelini) è diventata subito virale, raggiungendo oltre 16.000 firme di adesione. Tra queste, anche quella della consigliera comunale Chiara Frontini, che con una nota alla stampa ha invitato anche il primo cittadino viterbese a fare altrettanto.

Una situazione che sta accendendo gli animi a Grotte Santo Stefano, dove l’allevamento è tradizione e business per molte famiglie.

''Il paese è un po' spaccato – spiega Marco Volpi, consigliere comunale di Grotte Santo Stefano -, c’è una parte della popolazione che vive con queste attività, ma c’è il resto che le subisce. Il problema è che abbiamo raggiunto il livello di guardia sul numero di capannoni che il territorio può ricevere: sono imprese agricole che possono tranquillamente sorgere con una dichiarazione di inizio attività e il Comune deve autorizzarle, sempre che rispettino i parametri e che vengano installate in aree agricole. Ma i terreni sono proprio a ridosso del paese. Il problema è amministrativo''.

''La soluzione – prosegue Volpi - sarebbe una variante del piano regolatore, ponendo dei limiti, ma la pratica passerebbe poi in Regione. Non è così semplice e ci vogliono tempi lunghi. Bisognava metterci mano prima, già qualche anno fa''.

''C’è anche il problema – aggiunge - che a livello nazionale non esiste un indice che permette di bloccare l’espansione dei capannoni su un territorio oltre una certa soglia. Mancando una normativa diventa tutto incontrollato. Vanno bene le petizioni – conclude Volpi - ma si tratta di una situazione estremamente difficile da gestire''.

La denuncia principale della raccolta firme è l’inquinamento provocato dalla forfora pollina e dalle microparticelle di piume, che si disperderebbero nell’aria del paese durante il trasporto dei pollame.

''Parliamoci chiaro: una strada con la ghiaia, quando passa una macchina, fa più polvere'' è la risposta di Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti Viterbo.

''Chiariamo bene i numeri - continua Pacifici - : un’azienda medio-grande del nord Italia, che fa allevamento intensivo, ha più di un milione di animali nello stesso momento. Qui di aziende grandi, che hanno tra i sei e gli otto capannoni, ce ne sono solo un paio. Il resto sono tutte piccole imprese con massimo un paio di capannoni, da mille metri quadri l'uno, con 10 - 20 mila animali. Si è parlato di 2.000.000 di polli presenti, ma non si è specificato che è il totale annuo, diviso in quattro cicli. Ricordiamo, inoltre, che tra indotto (personale e trasporto) e proprietari lavorano nel settore circa 700 persone: per un paese di 2.800 abitanti non sono poche''.

La Lorenzetti, con la petizione, ha chiesto alle autorità quale è il piano di difesa e protezione per il paese in caso di una epidemia aviaria.

''A riguardo – spiega Pacifici - voglio ringraziare gli operatori dell’Asl che stanno facendo un lavoro eccezionale: in questi giorni, su sollecitazione del Ministero della Salute, stanno effettuando i controlli di tutti gli allevamenti, tamponando gli animali e visionando i registri dei medicinali e delle certificazioni di disinfezione. Proprio per fronteggiare una eventuale crisi, come può essere appunto un contagio d’aviaria, stanno dando tutte le prescrizioni di sicurezza''.

Troppi allevamenti e troppo vicini alle abitazioni, è questo il nodo cruciale della questione.

''Noi capiamo  le persone che hanno sollevato questi disagi – prosegue il presidente di Coldiretti Viterbo -, ma il problema va analizzato e compreso per cercare un punto di incontro per risolverlo. Non vanno fatte le guerre. Dobbiamo capire di quale tipologia di allevamenti stiamo parlando, a quante famiglie dà lavoro il settore e la vocazione della zona. Sono sicuro che già in passato Asl e Comune hanno fatto le dovute analisi per il rilascio dei permessi. Noi non vogliamo mettere su un'industria, assolutamente, e tanto meno litigare con qualcuno, ma se queste attività non le facciamo nelle aree agricole – conclude -, dove le dobbiamo fare?''.






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