


VITERBO - Ogni giorno usciva di casa con l’angoscia di trovarselo davanti. Controllava più volte prima di aprire il portone, ma spesso lui era già lì, appostato sotto casa, a fissarla. Altre volte lo incontrava nei pressi del luogo di lavoro o mentre portava la figlia al parco. Un incubo durato mesi che si è concluso ieri, almeno in primo grado, con la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione inflitta a un 49enne viterbese per stalking nei confronti della ex compagna.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice Ilaria Inghilleri e chiude un lungo e doloroso percorso giudiziario per la vittima, una donna di 46 anni, difesa dall’avvocato Luca Chiodi. Secondo quanto emerso in aula, le condotte persecutorie sarebbero iniziate nella primavera del 2024, poco dopo la fine della relazione, e si sarebbero protratte fino ai primi mesi del 2025.
Nonostante l’uomo fosse già sottoposto a una misura di prevenzione – sorveglianza speciale con braccialetto elettronico e divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla donna e dai luoghi da lei frequentati – avrebbe continuato a molestarla con pedinamenti, appostamenti e ripetuti passaggi in auto sotto casa e sul posto di lavoro.
Un’escalation di comportamenti ossessivi che avrebbe costretto la 46enne a stravolgere la propria quotidianità, rinunciando anche a uscire da sola per la paura. In alcune occasioni, secondo le contestazioni, il 49enne avrebbe cercato un contatto indiretto con la ex compagna, arrivando a nascondere un biglietto con la scritta “smettiamo di farci la guerra” nella maglietta della loro figlioletta.
Durante il periodo di convivenza, sempre stando agli atti, l’uomo avrebbe progressivamente isolato la donna dai suoi affetti per esercitare un controllo costante. Una dinamica che non si sarebbe interrotta neppure dopo la fine definitiva del rapporto.
Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione. Nell’arringa finale, l’avvocato della parte civile Luca Chiodi ha ricordato come l’imputato fosse già stato in passato ammonito per episodi analoghi e avesse anche patteggiato una condanna per maltrattamenti ai danni della compagna, della figlia e dei figli minorenni che la donna aveva avuto da una precedente relazione.