

VITERBO - Sono i pilastri dello sviluppo del territorio secondo il Partito democratico: ambiente, agricoltura, archeologia. Ovvero le risorse principali del territorio da valorizzare sfruttando la programmazione europea che sinora le istituzioni locali non sono state in grado di intercettare. “Le 3 A per lo sviluppo della
Tuscia' è lo slogan del documento elaborato dal Pd e presentato questa mattina in conferenza stampa da Ugo Sposetti, candidato al Senato per il Pd, da Riccardo Valentini (docente all'Università della Tuscia e
candidato alle regionali nel listino di Nicola Zingaretti), Stefano De Angeli (professore associato di archeologia all'ateneo viterbese) e dal segretario provinciale Andrea Egidi.
“Ricordo – ha esordito Sposetti - la battaglia per l’istituzione dell’università insieme al sindaco di Viterbo Rosato Rosati. Usammo come leva gli argomenti del decentramento e dell’ambiente in cui l’università sarebbe cresciuta. E ricordo che le prime due riserve naturali del Lazio furono istituite dal consiglio provinciale di Viterbo nel 1978. L’ambiente e l’agricoltura che compongono il ragionamento di oggi fanno parte di iniziative che portiamo avanti da anni. E c’è poi l’archeologia: girando l’Italia so che chi è stato a Viterbo ne riconosce le bellezze, i laghi, i borghi”.
Insomma, le potenzialità ci sono tutte. Ma molto resta da fare. “Credo che dovremo lavorare di più con la Regione. Il confronto con le altre province laziali sui finanziamenti ottenuti è – ha affermato Sposetti - assolutamente negativo. Dalla provincia di Viterbo non sono stati fatti progetti: le tabelline di cui sono in possesso sono assolutamente negative. Il problema è la classe dirigente di questa terra. Il progetto lo presentano le aziende, le associazioni, il Comune, la Provincia. Su questo dobbiamo cambiare marcia e rotta. Dobbiamo rimuovere i ritardi e un modo di affrontare le progettualità per cui si dice che tanto i soldi non arrivano. Questo modo di ragionare è un danno per i nostri giovani. Perché se i progetti si fanno e sono validi, i finanziamenti arrivano e si crea lavoro”.
Poi, è intervenuto Riccardo Valentini: “Il problema di cui discutiamo ora – ha detto il candidato Pd alla Regione - è concreto: non basta dire che tutto è sbagliato, non possiamo giocare. Stiamo prendendo in mano il futuro del Paese e serve la necessaria competenza per farlo. Nel Lazio abbiamo speso solo il 40 per cento dei fondi regionali. Non siamo capaci di intercettare la programmazione europea: da lì passano gli investimenti e l’occupazione. Viterbo non ha un modello di sviluppo industriale. E’ lo sviluppo sostenibile che deve essere al centro delle nostre politiche: oggi l’agricoltura da sola non può essere il solo motore di sviluppo. Nel Viterbese, rispetto alle altre province laziali, l’agricoltura ha tre volte del Pil. La nostra sfida è di grado moltiplicatore: prendere il prodotto, inserirlo nel paesaggio in quanto rispetta l’ambiente e fare in modo che sia associato alle bellezze culturali. Una sfida che passa attraverso la ricerca, l’innovazione, l’università”.
La chiusura a De Angelis: “Non basta elogiare i beni culturali del territorio perché – ha detto il professore - poco si è fatto per valorizzarli e trasformarli in una risorsa spendibile sul piano economico. Servono le tecnologie per promuovere l’archeologia, le tradizioni popolari, la storia dell’arte. Dobbiamo guardare al passato come risorsa del futuro di questo Paese, dei giovani. La valorizzazione dei beni culturali è un contesto dove trovare occupazione ma necessita di conoscenza e di trasferimento tecnologico per veicolare la presenza diffusa dei beni culturali, dalle necropoli etrusche, alle chiese sparse per il territorio, ai musei”.