ANNO 16 n° 274
Sposalizio dell'albero
Si rinnova a Vetralla
il plurisecolare rito
08/05/2013 - 04:00

VITERBO - Chi, questa mattina, si trovasse ad attraversare l'immenso bosco di Monte Fogliano, tra Viterbo e Vetralla, s'imbatterebbe in una scena insieme fiabesca ed inquietante. E sarebbe indotto a riflettere su due ipotesi: essere caduto preda di un'allucinazione o essere capitato al cospetto di congrega di matti. Non è infatti usuale, anzi è altamente improbabile, trovarsi improvvisamente davanti una quercia ed un cerro secolari addobbati con ghirlande di fiori e festoni colorati. E la quercia con le fronde adornate da un lungo velo nuziale. Ancora più singolare è vedere un sindaco, con tanto di fascia tricolore, accompagnato dal gonfalone comunale retto da un vigile in grande uniforme, e un sacerdote con tutti i paramenti sacri (in qualche occasione addirittura un vescovo) unire in matrimonio due alberi, mentre tutt'intorno circa 2000 ''invitati'' applaudono commossi.

Eppure siffatta cerimonia esiste davvero e si celebra da almeno 5 secoli in località San Michele Arcangelo, a Vetralla, nei pressi dell'eremo di Sant'Angelo. Si tratta dello n''sposalizio dell'albero'', una delle più suggestive tradizioni folcloristiche d'Italia, che torva riscontro solo nello ''sposalizio del mare'' che si celebra a Venezia nel giorno dell'Ascensione.

Ed è proprio per essere detentrici di un'usanza unica che Venezia e Vetralla, dal 1996, sono gemellate. Un vincolo di ''parentela'' che, tra l'altro, ha mindotto Vetralla ha fornire a Venezia il legname per ricostruire il teatro La Fenice dopo il disastroso incendio che lo aveva divorato.

Lo ''sposalizio dell'albero'', già citato in un documento del 1470, commemora la donazione di Monte Fogliano, 1300 ettari di faggi, cerri e castagni, fatta dal pontefice Eugenio III, guarda caso veneziano, a Vetralla con la bolla ''Exigit'' del 17 febbraio 1432. Fu un dono così gradito che, per timore di perdere il diritto concesso dal papa, contestato in primo luogo dalla vicina Viterbo, che la magistratura di Vetralla decise di riaffermare ogni anno la proprietà con lo ''sposalizio dell'albero'' (attingendolo, secondo alcuni storici, dalla liturgia di un rito pagano in uso nella zona, del quale non si era ancora del tutto perduta la memoria).

Lo ''sposalizio'' consiste nella lettura, da parte del sindaco, dell'antico atto di possesso: ''Poiché non esiste da memoria d'uomo nulla in contrario a ciò che il cancelliere sindaco e gli ufficiali delle terre del Comune di Vetralla hanno, e sempre hanno avuto, il possesso materiale e pacifico di Monte Fogliano, per conservare i detti diritti e proseguire nell'esercizio del loro possesso, di anno in anno, prendessero il possesso materiale nel nome della detta comunità e si appropriassero della chiesa di Sant'Angelo nel nome di detto Monte Fogliano''.

Atto che, il mattino seguente, viene depositato nell'Ufficio del Registro di Viterbo a cura del segretario comunale. La cerimonia e' preceduta dalla celebrazione di una messa propiziatrice. La tradizione vuole che al momento dell'Offertorio un leggero vento spinga verso l'altare miliardi di foglie appena germogliate. La festa inizia di buon mattino con il raduno nella piazza del comune. Cavalieri, ragazze e ragazzi in costume ottocentesco, sbandieratori, la banda musicale del paese, autorita' e centinaia di vetrallesi si avviano con ogni mezzo nel bosco, attraversando una strada segnata dalle edicole di una via crucis campestre. Gli ''sposi'', il cerro e la quercia, infiocchettati con primule narcisi ed altri fiori campestri, attendono in cima ad un colle, pronti al rito nuziale. Subito dopo inizia il grande banchetto: circa 2000 panini con la porchetta, dolci del posto e vino della Tuscia.






Facebook Twitter Rss