ANNO 16 n° 272
Spending review: Governo valuta ritocchi, farmacie salve
26/07/2012 - 09:36

Il governo apre ad alcune modifiche sulla spending review, così come sollecitato da alcuni partiti tra cui il Pd, ma con il 'paletto' di saldi invariati. Di questo avrebbero ragionato ieri il premier Mario Monti e il ministro dell'Economia Vittorio Grilli nell'incontro a Palazzo Chigi, mentre in Parlamento aumenta il pressing sui capitoli più spinosi, dalle provincie ai comuni. Il primo muro a cadere è sul fronte sanitario e porta buone notizie per le farmacie e le aziende farmaceutiche: i relatori hanno infatti presentato un emendamento con il quale viene eliminato l'aggravio di sconto (da 1,82 a 3,65) dovuto dalle farmacie a favore del servizio sanitario nazionale. Come anche è saltato l'aggravio del contributo (da 1,83 a 6,5 punti) a carico delle aziende farmaceutiche e a favore delle regioni. Un dietrofront che arriva giusto alla vigilia della serrata degli stessi farmacisti.

Restano aperte però altre questioni, dal patto di stabilità al pubblico impiego, dalle province alla ricerca, e la Commissione Bilancio del Senato rinvia la conclusione dei lavori ad oggi, mentre l'approdo del decreto in Aula slitta a venerdì. 'Abbiamo parlato della spending review e ho fatto presente che ci sono cose che sosteniamo e vogliamo rafforzare e due-tre punti su sanità e regioni da cambiare'. Così il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, ha spiegato uno dei temi al centro del colloquio che ha avuto con il premier Mario Monti. 'Risparmiare si può, ma non così', ha fatto presente Bersani. In giornata erano arrivate in Senato alcune novità con emendamenti dei relatori, votati dalla Commissione. Salta l'obbligo per Regioni, Province e Comuni di sopprimere o accorpare i propri enti ed agenzie, a patto che realizzino comunque un risparmio del 20% per la loro gestione. E ancora: i risparmi di spesa, che dovrà assicurare la trasformazione delle Prefetture da Ufficio territoriale del Governo ad Ufficio territoriale dello Stato, dovranno essere del 20% e non più solo del 10%, come prevedeva originalmente il decreto sulla spending review. Per quanto riguarda gli enti locali, alla data di entrata in vigore del decreto sulla spending review, verrà immediatamente istituita una Conferenza in ciascuna delle dieci province che saranno trasformate in Città metropolitane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Bari e Reggio Calabria).

Dai relatori è anche arrivata la riscrittura delle norme sulle società in house (ma ancora deve essere votata dalla Commissione): non saranno chiuse automaticamente ma ci sarà la possibilità di una selezione. Altra questione spinosa è quella delle province. Terni, Matera e Isernia sono al centro di un braccio di ferro tra il Governo e la maggioranza. La maggioranza sarebbe intenzionata a procedere per 'salvarle' mentre il ministro Patroni Griffi avrebbe già espresso la propria contrarieta, rischiando un voto contrario alle valutazioni del governo. Ma su questo fronte la diplomazia è al lavoro e la soluzione ha ancora un'altra notte per maturare.

ansa.it






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