

C’è un morto, forse purtroppo bisognerebbe dire un altro morto, nella misteriosa tragedia della piccola Sandra Sandri, scomparsa a 11 anni in via Farini la mattina dell’ormai lontanissimo 7 aprile 1975. Su questo morto, un caso liquidato un po’ in fretta come suicidio nel ’79, gli investigatori della squadra mobile lavoravano da tempo nel tentativo di dare finalmente una risposta sulle ultime ore di vita della ragazzina, che era diventata il giocattolo di un gruppo di pedofili, frequentatori di un bar di via Carissimi, al Savena, la stessa strada in cui abitava la famiglia Sandri.
Una per una, i poliziotti andavano a cercare le persone scomparse di quel periodo. Così hanno fatto un salto sulla sedia quando si sono visti recapitare, alla fine dell’estate 2012, un’articolata e sapiente lettera anonima, che qualcuno chiama esposto, in cui si raccontava la vera storia di quel decesso. Un omicidio, sostiene l’anonimo. Un omicidio collegato a un altro omicidio, quello di Sandra. Un omicidio, secondo l’ipotesi che è ancora tutta da dimostrare, che serviva ad occultare l’atroce fine della ragazzina. Perché a leggere l’anonimo, il presunto suicida aveva discusso più volte con l’uomo poi condannato per abusi sessuali sulla piccola Sandra, Franco Mascagni, morto nel 2011 quando era indagato per l’omicidio della ragazzina: diceva di sapere tutto e poteva essere una minaccia per gli assassini. Forse non a caso sparì nel nulla proprio alla vigilia del processo per le violenze, nel quale con Mascagni fu condannato anche Giorgio Fragili, altro frequentatore di quel bar. Si chiamava Remo Gnocco Soravia, il morto del ’79. Il suo cadavere non fu mai ritrovato.
Alla polizia, qualche giorno dopo, un uomo riportò la giacca con i documenti d’identità: «Erano sul greto del Savena». Era uno sbandato che alzava il gomito, 34 anni. E quelli erano tempi duri, tempi di criminalità feroce e di terrorismo. Nessuno indagò a fondo, come senz’altro avverrebbe oggi, su quello strano ritrovamento. Del caso Sandri si occupa da anni Chi l’ha visto?, la trasmissione di Federica Sciarelli su Raitre che mercoledì sera ha dedicato un nuovo approfondimento alla vicenda.
Il pm Giampiero Nascimbeni, titolare dell’ultima inchiesta archiviata nel 2011 per morte del (presunto) reo Mascagni con la supervisione del procuratore aggiunto Valter Giovannini, ha aperto un fascicolo a modello 46, quello degli esposti anonimi, senza indagati e senza ipotesi di reato. Un altro fascicolo affidato agli stessi magistrati ipotizza ora l’omicidio ai danni di Gnocco Soravia. Non esiste, a quanto pare, una nuova inchiesta specifica sul caso Sandri, ma è chiaro che le indagini sono in pieno svolgimento.
La squadra mobile concentra le sue attenzioni sul nutrito gruppo di frequentatori del bar di via Carissimi nella convinzione che siano in parecchi, da decenni, a custodire gelosamente il segreto sulla misteriosa scomparsa della ragazzina. E che, come scriveva l’anonimo, ora finalmente qualcuno sia disposto a parlare, a togliersi un peso dalla coscienza. Il procuratore Roberto Alfonso, che dopo il suo arrivo a Bologna aveva promesso il massimo impegno alla mamma di Sandra, mantiene il riserbo su tutti i dettagli ma ha confermato, nella sostanza, le attività investigative in corso. Solo qualche anno fa non diedero risultati le ricerche del corpo della ragazzina, avviate dalla polizia con il georadar sempre nella zona del Savena. Stavolta forse la verità è almeno un po’ più vicina, gli investigatori ci credono.
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