ANNO 16 n° 274
Spari in strada, un morto e un ferito grave: fermato un loro parente di 77 anni
04/05/2012 - 10:17

Ancora morti nella Capitale. Questa volta a Rocca Cencia, estrema periferia est, sulla via Casilina, oltre il Raccordo anulare. Giovedì pomeriggio un uomo di 77 anni, G.C., si è presentato davanti al deposito di pedane in legno per il trasporto di materiali di due fratelli, suoi parenti, di 61 e 64 anni, e non appena li ha visti ha esploso contro di loro alcuni colpi di pistola. Daniele Mencaglia è morto, il fratello Ermete è molto grave. L’aggressione si è dato alla fuga al volante di una Renault, intercettata poco dopo a circa due chilometri di distanza dalle volanti della polizia. Il conducente è stato bloccato e condotto negli uffici della Squadra mobile. Potrebbe essere arrestato per tentato omicidio.

FRATELLI - I due fratelli, soccorsi con le ambulanze del 118, sono stati trasportati in codice rosso al Policlinico di Tor Vergata e al Policlinico Casilino dove sono stati ricoverati in prognosi riservata. Le loro condizioni sono sembrate subito molto gravi. Daniele Mencaglia è deceduto poco dopo. Il fratello Ermete è grave. La polizia sta svolgendo accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti e risalire anche al movente della spedizione nel deposito.

IPOTESI - Per il momento la pista principale seguita dagli investigatori sarebbe quella di profondi dissidi familiari per motivi di interessi economici. Ma non si escludono anche altre ipotesi. Secondo un amico dei feriti alla base del duplice ferimento ci sarebbe «un debito di 10 mila euro – racconta – dovevano ridare allo sparatore l’ultima parte di soldi per un terreno agricolo. Si erano anche accordati con l’avvocato. Lui invece é venuto qui e ha sparato. E’ una follia». Preoccupati gli abitanti della zona: «Qui c’è la mafia ad alto livello - dicono - è una zona dimenticata da tutti. Con insediamenti di rom che girano a bordo di costosissime auto, prostitute a ogni ora e un inceneritore a due passi. Qui si muore di tumori. Non frega niente a nessuno fino a quando non si sentono due botti».

corriere.it






Facebook Twitter Rss