


VITERBO - Ricevevano al Mammagialla tramite pizzini prenotazioni per gli stupefacenti: imputati tre carcerati, di cui un 56enne del brinidisino, la “fonte confidenziale” e gli altri due rimasti “traditi”, un 42enne di Roma e un 48enne tunisino residente a Padova. Quest’ultimo ha finito di scontare la sua pena, mentre gli italiani sono ancora dentro. La difesa dei tre è stata affidata agli avvocati Samuele De Santis, Simone Bernini e Giorgio Sacco.
La loro colpa è associata a fatti avvenuti nei mesi di maggio, giugno e luglio 2016: si passavano e confezionavano stupefacenti al Mammagialla. Le rivelazioni del pugliese hanno dato luogo a tre filoni di indagine, uno dei quali sfociato nel processo all’informatore e agli spacciatori, il tunisino e il romano, spiati dalla Penitenziaria e dai Carabinieri attraverso l’ausilio di una videocamera portatile (usata per smascherare i sospetti) e del già esistente sistema di videosorveglianza.
Sette episodi di delinquenza sono andati in onda su un maxischermo il 9 febbraio 2022 davanti al collegio: la richiesta di proiettarli era stata avanzata dalla pm Paola Conti. I video sono stati commentati da Angelo Jesus Ciardiello, Maresciallo del nucleo investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Viterbo.
I due detenuti erano impiegati come “spesini” e ottenevano pizzini dai detenuti per la droga, arrivando a riporla e confezionarla nel magazzino e nei locali adiacenti, dove gli agenti non c’erano. Ricavavano inoltre involucri dalle punte delle dita, coperte da guanti in lattice, che consegnavano agli altri insieme alla merce ordinata. Dopo il tunisino intento a leggere un foglietto nell’ascensore portavivande, il romano avrebbe addirittura sviato l’attenzione delle telecamere tirando lo sciacquone del bagno per finta, mentre in realtà stava dividendo e confezionando lo stupefacente.
I Penitenziari hanno effettuato un blitz il 4 luglio 2016, perquisendo il romano che, uscito dal bagno, aveva della droga addosso e ne conservava dell’altra in un termosifone.