

VITERBO - “Di anno in anno, si ripete lo stesso ritornello stucchevole di un paio di giornate di “preapertura” della caccia, peraltro regolarmente detratte dal computo totale alla fine della stagione, prima concesse e poi negate a colpi di decreti che stranamente, com’è avvenuto quest’anno per il Lazio, sono di una tempestività strepitosa e perfino commovente”.
Lo sottolinea Massimo Ceccarelli, Presidente provinciale e segretario nazionale della Libera Caccia Anlc che interviene in merito alle ultime vicende del calendario venatorio regionale del Lazio. Il Tar del Lazio, infatti, ha accolto il ricorso presentato da associazioni animaliste sospendendo, di fatto, la pre – apertura della caccia nella regione. Era prevista per l’1 e il 2 settembre scorso dopo la deroga al calendario venatorio decisa dalla regione Lazio.
“Dopo i cacciatori della Campania, è stata la volta di quelli della Regione Lazio a cadere sotto i colpi del Tar – prosegue Ceccarelli - che non è stato nemmeno a chiedersi quali specie sarebbero state coinvolte dalla preapertura o quanti cacciatori sarebbero scesi in campo in due giornate che, tra l’altro, si preannunciavano cariche di pioggia e temporali”.
“E non si è chiesto nemmeno – conclude il presidente provinciale - cosa sarebbe invece avvenuto al di là dei confini amministrativi della regione, in territori distanti solo un metro come è il caso di Toscana e Umbria. Intanto i cacciatori continuano a pagare le loro sostanziose tasse e a subire. Adesso basta è ora di farla finita”.