ANNO 16 n° 274
''Sogin commissariata, accelerazione al deposito di scorie nucleari'''
Il comitato per la salvaguardia di Corchiano alza la guardia: ''Non accetteremo imposizioni''
21/06/2022 - 06:34

VITERBO - Si va verso il commissariamento della Sogin, la società gestione impianti nucleari, responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare che dovrebbe realizzare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

Il nuovo decreto decreto semplificazioni fiscali del Governo ha previsto infatti la nomina di un commissario. Una prospettiva che agita il Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano.

''La cosa era nell’aria già dalla fine del 2021, quando sono iniziate le inchieste giudiziarie e le perquisizioni della Guardia di Finanza per far chiarezza su alcune zone d’ombra che coinvolgono la Società - scrive il presidente del comitato, Ridolfo Ridolfi -  Per noi, che da tempo seguiamo da vicino le vicende del Deposito Nazionale e della Sogin, il provvedimento non risulta così improvviso e sorprendente. Già dalle prime fasi del Seminario Nazionale, quando emerse l’evidenza che le osservazioni tecniche inviate per la consultazione pubblica non avrebbero avuto nessun valore, fu chiaro che la scelta del sito dove collocare tutti i rifiuti radioattivi italiani sarebbe stata politica''.

Il comitato ricorda che ol decreto prevede che “l’organo commissariale opera in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea”.

''È evidente - rimarca il presidente Ridolfi - che questa deroga sarà utile per accelerare il processo di costruzione del Deposito Nazionale e che, in nome della pubblica utilità e della necessità di mettere insicurezza velocemente i rifiuti radioattivi, sarà necessario prendere delle decisioni “sofferte” e non particolarmente condivise.

Noi non accetteremo in nessun modo imposizioni, le ragioni per escludere la Tuscia dalla volontà politica di farne una discarica di rifiuti radioattivi sono valide, ben documentate e certificate da autorevoli professionisti, i nostri ricorsi alla giustizia amministrativa si basano su solidi principi legali.

Nessun colpo di mano ci farà accettare l’inaccettabile. Durante questo dibattito - ricorda ancora il presidente del comitato - abbiamo assistito a varie prese di posizione nei nostri confronti, subito critiche e nome e niente affatto lusinghiere. Molti ci hanno descritto come affetti da sindrome NIMBY (acronimo di “ Not In My Back Yard, 'Non nel mio cortile' che indica la protesta da parte di membri di una comunità locale contro la realizzazione di opere pubbliche con impatto rilevante), a questi autorevoli critici vorremmo suggerire di trovare un altro acronimo per definirci perché́ non stiamo piagnucolando per il deterioramento del nostro bel giardinetto.

Noi difendiamo con dignità il nostro Lavoro di Agricoltori, la Terra che abitiamo e coltiviamo e il benessere di tutti. Oggi più che mai risulta essenziale garantire al mercato interno una fornitura alimentare svincolata dall’estero e sottrarre terra agricola e produttiva risulta essere una scelta per nulla conveniente e oltremodo scellerata. Lo stesso Premier Draghi ha più volte dichiarato che il Governo ha l’obiettivo di raggiungere una autosufficienza alimentare in breve tempo!

Le aree che ha indicato Sogin nella Tuscia non sono luoghi marginali, le nostre Comunità le vivono e ci lavorano - dice ancora Ridolfi -  Sarà molto difficile per Sogin condurre le proprie indagini sulle nostre aree perché esse sono tutte già presidiate permanentemente. All’interno di esse c’è chi ci abita, ci lavora quotidianamente, chi ci transita, chi ci ha investito il proprio futuro. A ridosso delle aree c’è il presidio dalle nostre case, dalle nostre strade, dei nostri mezzi agricoli e dalla nostra volontà''.

Il presidente del Comitato ricorda inoltre che: ''che il Ministro Cingolani, durante un question time alla Camera, ha dichiarato che il sito del Deposito sarà scelto a fine 2023, cioè almeno sei mesi dopo le elezioni politiche. Questa affermazione porta a pensare che oggi nessuno vuole affrontare la campagna elettorale col deposito in ballo, come faranno a chiederci il voto e contemporaneamente proporci il deposito?''

Secondo Ridolfi è ''ormai chiaro che seguendo la procedura avviata “vincerà ” la lotteria del Deposito Nazionale chi avrà minor peso politico, non chi avrà le caratteristiche antropiche, geologiche e culturali per garantirne la sicurezza.

Da oggi - conclude il presidente del comitato - non potremo più dormire sereni e sperare che le nostre ragioni vengano valutate con serietà, purtroppo è finito il tempo di elaborare proposte perché qui abbiamo la nostra vita e siamo disposti a lasciarcela''.

È notizia recente che nel nuovo DL fiscale del governo sia stato previsto il commissariamento di Sogin.
La cosa era nell’aria già dalla fine del 2021, quando sono iniziate le inchieste giudiziarie e le perquisizioni
della Guardia di Finanza per far chiarezza su alcune zone d’ombra che coinvolgono la Società. Per noi,
che da tempo seguiamo da vicino le vicende del Deposito Nazionale e della Sogin, il provvedimento non
risulta così improvviso e sorprendente. Già dalle prime fasi del Seminario Nazionale, quando emerse
l’evidenza che le osservazioni tecniche inviate per la consultazione pubblica non avrebbero avuto nessun
valore, fu chiaro che la scelta del sito dove collocare tutti i rifiuti radioattivi italiani sarebbe stata politica.
Il decreto prevede che “l’organo commissariale opera in deroga ad ogni disposizione di legge diversa
da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure
di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabili
derivanti dall’appartenenza all’Unione europea”.
È evidente che questa deroga sarà utile per accelerare il processo di costruzione del Deposito Nazionale
e che, in nome della pubblica utilità e della necessità di mettere insicurezza velocemente i rifiuti
radioattivi, sarà necessario prendere delle decisioni “sofferte” e non particolarmente condivise.
Noi non accetteremo in nessun modo imposizioni, le ragioni per escludere la Tuscia dalla volontà politica
di farne una discarica di rifiuti radioattivi sono valide, ben documentate e certificate da autorevoli
professionisti, i nostri ricorsi alla giustizia amministrativa si basano su solidi principi legali.
Nessun colpo di mano ci farà accettare l’inaccettabile.
Durante questo dibattito abbiamo assistito a varie prese di posizione nei nostri confronti, subito critiche
e nomee niente affatto lusinghiere. Molti ci hanno descritto come affetti da sindrome NIMBY (acronimo
di “ Not In My Back Yard, 'Non nel mio cortile' che indica la protesta da parte di membri di una comunità
locale contro la realizzazione di opere pubbliche con impatto rilevante), a questi autorevoli critici
vorremmo suggerire di trovare un altro acronimo per definirci perché́ non stiamo piagnucolando per il
deterioramento del nostro bel giardinetto. Noi difendiamo con dignità il nostro Lavoro di Agricoltori, la
Terra che abitiamo e coltiviamo e il benessere di tutti.
Oggi più che mai risulta essenziale garantire al mercato interno una fornitura alimentare svincolata
dall’estero e sottrarre Terra agricola e produttiva risulta essere una scelta per nulla conveniente e  È notizia recente che nel nuovo DL fiscale del governo sia stato previsto il commissariamento di Sogin.La cosa era nell’aria già dalla fine del 2021, quando sono iniziate le inchieste giudiziarie e le perquisizionidella Guardia di Finanza per far chiarezza su alcune zone d’ombra che coinvolgono la Società. Per noi,che da tempo seguiamo da vicino le vicende del Deposito Nazionale e della Sogin, il provvedimento nonrisulta così improvviso e sorprendente. Già dalle prime fasi del Seminario Nazionale, quando emersel’evidenza che le osservazioni tecniche inviate per la consultazione pubblica non avrebbero avuto nessunvalore, fu chiaro che la scelta del sito dove collocare tutti i rifiuti radioattivi italiani sarebbe stata politica.Il decreto prevede che “l’organo commissariale opera in deroga ad ogni disposizione di legge diversada quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misuredi prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabiliderivanti dall’appartenenza all’Unione europea”.È evidente che questa deroga sarà utile per accelerare il processo di costruzione del Deposito Nazionalee che, in nome della pubblica utilità e della necessità di mettere insicurezza velocemente i rifiutiradioattivi, sarà necessario prendere delle decisioni “sofferte” e non particolarmente condivise.Noi non accetteremo in nessun modo imposizioni, le ragioni per escludere la Tuscia dalla volontà politicadi farne una discarica di rifiuti radioattivi sono valide, ben documentate e certificate da autorevoliprofessionisti, i nostri ricorsi alla giustizia amministrativa si basano su solidi principi legali.Nessun colpo di mano ci farà accettare l’inaccettabile.Durante questo dibattito abbiamo assistito a varie prese di posizione nei nostri confronti, subito critichee nomee niente affatto lusinghiere. Molti ci hanno descritto come affetti da sindrome NIMBY (acronimodi “ Not In My Back Yard, 'Non nel mio cortile' che indica la protesta da parte di membri di una comunitàlocale contro la realizzazione di opere pubbliche con impatto rilevante), a questi autorevoli criticivorremmo suggerire di trovare un altro acronimo per definirci perché́ non stiamo piagnucolando per ildeterioramento del nostro bel giardinetto. Noi difendiamo con dignità il nostro Lavoro di Agricoltori, laTerra che abitiamo e coltiviamo e il benessere di tutti.Oggi più che mai risulta essenziale garantire al mercato interno una fornitura alimentare svincolatadall’estero e sottrarre Terra agricola e produttiva risulta essere una scelta per nulla conveniente e 





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