ANNO 16 n° 274
Sofri torna in libertà per fine pena
17/01/2012 - 09:49

FIRENZE - Ventidue anni dopo e' libero. Adriano Sofri ha finito di scontare la pena due giorni fa, quando gli e' stato recapitato il cosiddetto documento di fine pena. Si e' cosi' chiusa una delle vicende giudiziarie italiane piu' dibattute e complesse, iniziata il 28 luglio del 1988, quando l'ex leader di Lotta Continua venne arrestato con Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino. Per tutti l'accusa era di essere responsabili dell'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, assassinato la mattina del 17 maggio 1972 sotto casa a Milano. ''Ormai da molto tempo nessuno era piu' in carcere per l'omicidio di mio marito e questo passaggio non cambia i miei sentimenti'', ha commentato con l'ANSA Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi. Sofri non ha avuto particolare premura nel far sapere di essere tornato libero. Anzi. Ha informato solo i familiari e qualche amico intimo. Chi gli e' vicino non esclude che presto possa allontanarsi per un po' dall'Italia, ma per adesso la sua vita non e' cambiata molto. Dopo aver rischiato di morire per un'emorragia all'esofago, dal 2007 era ai domiciliari, ma con un'ampia liberta' di movimento: aveva l'obbligo di non uscire dalla regione e di rientrare a casa ogni sera. Poche ore dopo la notifica del provvedimento della procura generale di Milano, che ha preso atto del 'fine pena' accertato dall'ufficio del riesame di Firenze, Sofri e' partito per l'Isola del Giglio, dove, insieme al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, ha assistito ai soccorsi e al dramma del dopo naufragio della nave della Costa Crociere, che poi ha raccontato in un articolo per Repubblica. A carte ormai svelate, oggi ha preferito non parlare con chi e' andato a suonare il campanello della sua casa colonica a Tavarnuzze, all'Impruneta, sulle colline attorno a Firenze. ''Come sto? - si e' limitato a rispondere - Sto a modo mio, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno. Vi offriro' un caffe', niente di piu', mi spiace''. La liberazione di Sofri sarebbe dovuta avvenire a febbraio, ma e' stata anticipata dopo la sua richiesta di avvalersi dell'ultima riduzione di pena di 45 giorni, uno sconto che i detenuti 'maturano' per buona condotta ogni sei mesi. Sofri nel 1997 venne condannato a 22 anni di reclusione insieme a Pietrostefani e a Bompressi: ad accusarli fu Marino. Le loro vicende da detenuti, pero', sono state molto diverse: Bompressi ha ottenuto quella grazia che Sofri non ha mai chiesto; Pietrostefani e' latitante, mentre per Marino il reato venne subito dichiarato prescritto. Sofri si e' sempre dichiarato innocente; l'accenno piu' diretto alla questione lo fece nel libro in cui ricostrui' il processo per la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, avvenuta in questura a Milano durante le indagini sulla strage di Piazza Fontana. L'ex leader di Lotta Continua scrisse di sentirsi ''corresponsabile'' moralmente dell'uccisione del commissario di polizia ''per aver detto e scritto, o aver lasciato che si dicesse o si scrivesse: Calabresi sarai suicidato''. Se Sofri e familiari oggi si sono trincerati dietro parche parole e un atteggiamento apparentemente imperturbabile - ''Siamo contenti, non c'e' altro da dire'', e' stato l'unico commento del fratello, Gianni - Bompressi non ha nascosto la gioia: ''E' una notizia che aspettavo da molti anni. Adesso potremo vederci piu' spesso e senza troppi impedimenti. Ci siamo sentiti molte volte in questi anni. Ma ora sara' diverso''. ''Ho sempre creduto - ha commentato, da parte sia, la vedova Calabresi - che la verita' e la giustizia sarebbero state il risarcimento piu' grande: siamo riusciti a ottenerle entrambe, grazie all'impegno di magistrati coraggiosi e scrupolosi, e le sentenze sono state rispettate. Non posso poi non notare - ha aggiunto Gemma Capra - come in questi ultimi anni le Istituzioni abbiano mostrato un'attenzione e un rispetto nuovi verso le vittime del terrorismo e delle stragi, a partire dalla celebrazione del Giorno della Memoria. A maggio saranno passati ben quarant'anni dalla morte di mio marito: oggi il Paese ha il dovere di guardare avanti - ha concluso - e io continuerò ad impegnarmi per tenere vivo il ricordo''.

 (Ansa.it)






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