ANNO 16 n° 273
Social network e giornalismo di guerra
Biloslavoe Locatelli ospiti alla terza serata di Medioera
24/07/2011 - 11:07

Il primo appuntamento con la terza serata di Medioera, moderato da Carlo Galeotti, si è concentrato sul nuovo approccio che i social network, e internet in generale, hanno con il giornalismo di guerra.

A raccontare le loro esperienze due giornalisti. Fausto Biloslavo, fondatore dell’agenzia di stampa Albatross e inviato di guerra da ormai molti anni in Afghanistan, Sudan, Cipro, Libia, Israele, Iran, e Giovanna Loccatelli, giovane freelance, autrice di un libro sul social network Twitter.

“La mia avventura – racconta Biloslavo – nasce dalla passione per i viaggi e dalla necessità di “sbarcare il lunario”. I miei primi servizi nei teatri di guerra esteri risalgono ad anni in cui era difficile trovare anche solo un fax per mandare il pezzo in Italia”.

Da allora il mondo della comunicazione ne ha fatta di strada. “Durante le ultime trasferte in Libia – continua Biloslavo – avevamo invece mezzi potentissimi: connessione Internet, telefono satellitare e tutto ciò che mi permetteva di mandare articolo, foto e video in Italia quasi in tempo reale”.

Ma la Rete non ha facilitato soltanto il collegamento dei giornalisti inviati all’estero con la patria d’appartenenza. La grande rivoluzione sta nel fatto che su internet e con internet si riescono a muovere organizzazioni, notizie e idee.

“I social network, in particolare Twitter – interviene Giovanna Loccatelli – sono stati fonti inestimabili di informazioni. Che poi, certamente, vanno verificate sul posto o attraverso fonti autorevoli, ma che comunque riescono a raggiungere una quantità vastissima di persone anche molto lontane geograficamente, e danno subito un’idea di cosa sta succedendo”.

La guerra in Libia ne è un esempio lampante. Come, di conseguenza, il fatto che una delle prime cose che sono state negate al popolo, per limitare le organizzazioni ribelli al potere, è stato appunto l’accesso a internet.

“Tutto questo era impensabile quindici anni fa – dice Biloslavo – ma rimane il fatto che il giornalista, anzi il cronista, si riconosce dalle scarpe. Deve consumare le sue scarpe. Sul posto bisogna esserci comunque e questi mezzi non tolgono lavoro all’inviato. A volte, addirittura, lo complicano, perché la velocità con la quale si deve saper scrivere sul web rende tutto più complesso”.

E proprio a questo proposito non è inutile né banale sottolineare che i nuovi mezzi devono essere conosciuti e compresi se si vogliono usare al meglio.

“Viviamo nell’era dell’infobesità – dice la Loccatelli – ovvero dell’informazione esagerata e continua. Ma serve molta attenzione e soprattutto non si può dar per scontato tutto ciò che appare su internet”.

Un esempio su tutti: le foto pubblicate dal Corriere della Sera sulle presunte fosse comuni in Libia. “Quelle immagini cominciarono a girare sul web – spiega Biloslavo – e il Corriere le pubblicò in prima pagina senza troppe verifiche. Questi sono errori di valutazione che un giornalista non può permettersi. Non si può dare per buono tutto ciò che circola in Rete”.

Twitter, Facebook e tutti i social network non sono comunque da sottovalutare. Molti episodi, a volte marginali, sono stati notati proprio grazie a questi strumenti e hanno permesso agli addetti ai lavori di “prevedere” o almeno di accorgersi di qualche strano movimento che è poi scaturito in un conflitto. Questo è il nuovo modo di fare gli inviati, questo è il giornalismo di guerra 2.0.

Dopo Biloslavo e la Loccatelli la serata è continuata sul tema del Copyleft. Frieda Brioschi e Marco Calvo, moderati da Federico Meschini, hanno spiegato al pubblico di pazza del Gesù cosa si intende per Copyleft e cosa c'è di diverso rispetto al Copyright.

“Per fare un rapido e calzante esempio – introduce Meschini – si può ricordare che il Copyright e tutti i problemi ad esso connessi sono colpa di Topolino. Per lasciare agli eredi di Walt Disney le provvigioni sul famosissimo personaggio dei cartoni, infatti, siamo arrivati a dover tenere bloccate le creazioni artistiche per ben 70 anni”.

Il diritto d'autore limita e pone dei paletti all'arte in genere. Non permette modifiche successive alla creazione principale né la sua riproduzione. Diverso, invece, il Copyleft nato proprio grazie a Internet.

Con il Copyleft si permette invece di modificare, condividere e far conoscere l'opera d'arte senza vincoli economici. Rimangono intatte invece le condizioni “morali” legate alla creazione originale.

Sia Frieda Brioschi che Marco Calvo hanno potuto dare una testimonianza concreta di tutto questo. La prima infatti lavora da anni con Wikipedia Italia, l'enciclopedia multimediale creata da milioni di volontari che agiscono direttamente su Internet.

“Questa totale apertura e facilità di modificare i contenuti – racconta la Brioschi – può sembrare indice di poco affidabilità. Si è invece dimostrato con gli anni che chi scrive su Wikipedia lo fa di solito solo se è esperto della materia e quindi difficilmente scrive castronerie. Certo rimane il fatto che per qualsiasi ricerca sono necessarie verifiche maggiori e non basta fidarsi solo e soltanto della Rete”.

Condivisione è la parola d'ordine anche di Liber liber, il portale al quale lavora Marco Calvo. “Sul nostro sito mettiamo a disposizione degli utenti migliaia di testi, canzoni e a breve anche opere teatrali – spiega – che non sono più vincolate dal diritto d'autore. Chiunque può fruirne e modificarle se vuole a piacimento. La condivisione, infatti, deve essere sinonimo di libertà e, perché no, di concorrenza”.

 






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